Conservare… con gentilezza

Fu promotore e primo direttore del Museo diocesano tridentino. Un convegno nella “sua” Cembra

Tra i tanti protagonisti, spesso misconosciuti, della storia della chiesa di Trento nei campi dell’arte e della cultura, la figura di monsignor Vincenzo Casagrande (1867-1941) occupa sicuramente un posto di primo piano.

Noto per essere stato il promotore e primo direttore del Museo diocesano tridentino, a Casagrande è stato dedicato nel natio paese di Cembra un convegno scientifico dal titolo particolarmente suggestivo: “Conservare è cosa gentile e pietosa. Don Vincenzo Casagrande, protagonista della tutela dei monumenti in Trentino del primo Novecento”.

Gli studiosi intervenuti hanno analizzato ed illustrato il periodo in cui il sacerdote cembrano completò la propria formazione culturale e spirituale e svolse il suo impegno pastorale e di funzionario pubblico al servizio della Diocesi (e dello Stato) per lo studio, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio storico artistico locale.

Consacrato sacerdote nel 1891, venne chiamato dal vescovo Eugenio Carlo Valussi a svolgere il compito di suo segretario particolare. Un periodo estremamente complesso e problematico per la vita della diocesi, caratterizzato dalla costante presenza (e ingerenza) dell’apparato statale asburgico nella vita della Chiesa, da forti scontri ideologici (anche in seno al mondo cattolico) per la questione nazionale, dal confronto con la modernità e dalle condanne del modernismo, dal montare della questione sociale e dalla fioritura del movimento cooperativo, interpretati alla luce dell’enciclica Rerum Novarum.

La passione per l’arte nacque quasi per caso, e coltivata da autodidatta, in questo sacerdote, ricordato per la sua bontà e modestia, ma anche per la sua caparbia volontà e tenacia.

Il vescovo seppe concretamente indirizzare quella sua naturale propensione incaricandolo di “curare la buona conservazione di quei pregiati lavori che trovansi in possesso del Principe Vescovo”.

Un’attitudine apprezzata e supportata anche dal successore di Valussi, Celestino Endrici, che portò a compimento il progetto di fondare un Museo diocesano.

Nel frattempo, il Casagrande aveva già realizzato un’imponente opera di catalogazione, recupero e restauro di moltissimi beni storico artistici conservati nelle valli del Trentino: dalle stampe agli arazzi della cattedrale, fino agli altari, agli arredi e ai dipinti delle chiese più periferiche.

Il 24 gennaio 1907 veniva approvato lo statuto del museo. Il documento indicava nella finalità didattica il principale obiettivo: diventare il “mezzo principale d’istruzione della scuola di arte sacra e archeologia cristiana del Seminario teologico, al quale è intimamente unito”.

Nel 1908 Vincenzo Casagrande viene nominato conservatore della Commissione Centrale austriaca per i monumenti, l’organismo governativo cui era demandata la gestione e tutela del patrimonio storico artistico del Trentino.

Durante il tragico periodo della I Guerra mondiale, Casagrande organizzò il trasferimento e la messa in sicurezza di gran parte dei beni storico-artistici locali, religiosi e non.

Un’attività intensissima e coraggiosa, svolta con scarsità di mezzi e di collaborazione, che tuttavia permise di salvare dalla distruzione le opere ed i monumenti più significativi del nostro passato.

Un’opera testimoniata anche dall’archivio personale di Vincenzo Casagrande, costituito da circa 2000 fascicoli, recentemente riordinato e inventariato grazie ad un progetto al quale hanno contribuito l’Archivio diocesano tridentino, la Soprintendenza provinciale per i Beni storico artistici, la Fondazione Caritro.

Una documentazione particolarmente importante che può restituirci un esauriente profilo di questo grande e lungimirante studioso e conservatore dell’identità più intima della nostra tradizione artistica e culturale.

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