Le radici del Parco

Anche quest’anno, e per l’undicesima volta, il giardino del Palazzo del vescovo si apre ai bambini dai nove ai dodici anni per l’ingresso al Parco dei Mestieri, nell’ambito del Trento Film Festival. È una iniziativa che in tutti questi anni si è rivelata in piena sintonia con il Festival nella sua destinazione principale (per bambini e famiglie); essa non vuole costituire soltanto una forma di accesso alla conoscenza del delicato e talvolta arcano ambiente della vita dell’uomo in montagna, riservato alle ultime generazioni che di essa molto spesso non hanno neppure sentito parlare. È anche un invito al ritorno alle radici ed al rapporto con la propria identità storica, di figli di un territorio montano; ed insieme una ricerca degli altri di essere della vita dell’uomo nell’ambiente di montagna, in Italia come nel resto del mondo, per trovare collegamenti e forme di dialogo che consentano di evitare la paura del diverso, ed insieme cogliere gli elementi in comune con realtà solo apparentemente lontane.

In una società che sempre di più pare perdere il significato ed il valore del senso della collettività, dell’impegno sociale, della solidarietà, perde valore anche il senso di appartenenza, la stessa idea di bene comune; questa iniziativa si prende carico di questo rischio, e mette i bambini in contatto con le immagini e talora con le magie di una società povera e consapevole dei suoi limiti, ma per questo sobria e solidale, in cui era forte il senso di appartenenza identitario, ma appunto per questo risultava più facile il gesto della accoglienza e della tolleranza.

La società in cui viviamo ha preferito dimenticare l’Italia montanara e marginale di cui il Parco ci presenta il racconto; solo sessanta anni or sono essa conosceva le fatiche di oltre un terzo degli italiani, di fatto privati di qualunque diritto e dello stesso riconoscimento della qualità di cittadini. Un’Italia lontana dai luoghi del progresso e della ricchezza, bruscamente scomparsa sulla fine degli anni sessanta con il grande esodo dalle montagne e dalle campagne più povere, che si risolse in un genocidio culturale, compiuto prima dai meccanismi economici dell’offerta di lavoro e poi dalla televisione. Possiamo ancora leggerne le tracce percorrendo sentieri riposti e non segnalati nelle carte turistiche, soprattutto nei monti dell’Appennino centrale e meridionale: baite e masserie, a volte interi piccoli paesi, abbandonati ed in macerie, quasi del tutto conquistati dai rovi. Si trattava certo di una sconfitta inevitabile, perché quel mondo di stenti e privazioni non poteva reggere alla prova dei tempi moderni; ma è bene non dimenticare che era il risultato di una cultura millenaria, fatta anche di spirito di sacrificio, di frugalità, di solidarietà tra vicini: tesori di valori condivisi e coesione sociale, che non dobbiamo disperdere.

Anche a questo compito assolve il Parco dei Mestieri; e per questo aspetta bambini e genitori nella festa della sua vegetazione rigogliosa e delle giornaliere manifestazioni di ogni genere che lo distinguono.

Carlo Ancona

* Membro del consiglio direttivo del Trento Film Festival

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