Suoni oltre il conflitto

I trekking con Mario Brunello sui luoghi della guerra per costruire l'Orchestra della Pace

Il trekking con Mario Brunello ha, come da tradizione, aperto una nuova edizione de I Suoni delle Dolomiti, la 21^. Tre giorni di cammino, quest’anno in Val di Fassa sui sentieri della Marmolada, assieme al maestro e il suo immancabile violoncello, tra musica e parole. Condividere il cammino e fermarsi per farsi rapire dalla magia della musica, dall’arte. Forse il trekking rappresenta l’essenza di quello che vuole essere la proposta dei Suoni. “I Suoni delle Dolomiti è una bellissima intuizione, avuta da altri, che io ho sposato subito – incalza Mario Brunello – perché unisce due mie grandi passioni. Credo che vivere ed attraversare la montagna facendosi accompagnare dalla musica e dai momenti in cui la musica fa capire la profondità di questi spazi sia un progetto che potrà andare avanti a lungo, senza bisogno di inventare nient’altro.”

Ma dopo 21 anni di trekking si emoziona ancora?

Il trekking emoziona dopo 21 anni, ma la montagna emoziona anche dopo 50 anni. Se fa parte delle passioni che ognuno di noi ha è difficile rimanere indifferenti davanti a certi spettacoli. Il Passo delle Cirelle, la Marmolada: questo trekking ci ha regalato scorci incredibili. E sapere che poi in mezzo a questi spazi si va a mettere la musica è doppia emozione.

Il trekking è oggi anche un cammino musicale. Che porterà nel 2018 alla costituzione dell’Orchestra della Pace…

Si, stiamo affrontando ogni anno un diverso percorso della Grande Guerra. Sono luoghi che possono e devono raccontare ciò che è stato un conflitto mondiale. Ci piacerebbe riuscire ad andare a fondo nel dialogo tra le genti e le diversità. I musicisti che partecipano a questo progetto provengono da paesi che quella guerra l’hanno combattuta. Oggi abbracciano uno strumento che è continuamente alla ricerca dell’armonia e della bellezza. Il messaggio mi sembra abbastanza chiaro. Alla fine, nel 2018, suoneremo tutti assieme. Abbiamo iniziato nel 2013 con tre musicisti italiani (Mario Brunello, Luca Ranieri, Danilo Rossi) e tre austriaci (Sebastian Gürtler, Régis Bringolf, Florian Berner) sugli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna. Poi l’anno scorso sul Pasubio con i componenti del Signum Saxophone Quartet (due sloveni e due tedeschi). Questa volta eravamo tre italiani, ma devo pensare anche all’orchestra finale, devo pensare agli strumenti. Sarà un apporto importante quello della fisarmonica di Ivano Battiston e del contrabbasso di Gabriele Ragghianti. Che tra l’altro è un virtuoso dello strumento e mai si sarebbe aspettato che i silenzi delle alte quote potessero regalare, ad uno strumento che ha bisogno di una certa risonanza, una qualità del suono simile.

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