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Dall’assessore provinciale alla salute, Luca Zeni arriva un convinto “grazie” all'Arcivescovo Bressan «e con lui a tutti i Consigli pastorali e le comunità coinvolte, per la disponibilità e le capacità organizzative messe in campo, con apertura e serietà, rinunciando a facili, quanto sterili, resistenze ideologiche. Il loro contributo è un tassello molto importante nella definizione del modello trentino di accoglienza. Un sistema che – ha ricordato Zeni prevede – un'equa distribuzione sul territorio dei richiedenti protezione internazionale, evitando  di concentrarli numericamente solo in alcune località».

L'Arcivescovo Luigi Bressan si è detto convinto che “come indicava Papa Francesco nella prospettiva dell’Anno Santo, per le realtà coinvolte direttamente sia una straordinaria opportunità per mettersi alla prova della solidarietà. Sono orgoglioso di come la comunità cristiana trentina abbia risposto all’appello, rivelando ancora una volta la profonda radice evangelica che la anima».

“Oggi, qui sulla porta di casa, possiamo rinsaldare questa identità – ha ribadito il direttore della Caritas Roberto Calzà – accogliendo persone fino a ieri sconosciute, migranti come lo siamo stati noi in passato. Sarà una crescita come società e comunità, come persone e come Chiesa».

«Gli incontri di questi mesi su tutti i territori coinvolti nel progetto di accoglienza prevista nelle canoniche sono stati ricchi di storie, di volti, di speranza ma anche di perplessità e di dubbi», ammette Cristian Gatti, direttore della Fondazione Comunità Solidale. «Per questo – auspica Gatti – mi piace pensare che accogliere può significare anche superare le nostre paure e i nostri timori di qualcosa che non conosciamo, per far spazio all’altro e facilitare l’inclusione delle persone accolte».

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