In diretta a radio Trentino inBlu, un viaggio nelle pieghe del suo nome: libertà, istinto, volontà, Ignazio, opere di misericordia. “Non riuscirei a cambiare nessun anno della mia vita con questo”. “Rifarei tutto, compresi i peccati. Tutto ci rivela qualcosa di noi stessi”. “Papa Francesco? E' sconcertante perché ciò che prima ti dava sicurezza, improvvisamente ti vien detto che puoi deporlo”
«Nomen omen». Magari con qualche forzatura, di sicuro giocando di fantasia, dalle pieghe di un nome emergono tratti profetici sul suo titolare. Capita a Livio Passalacqua, gesuita tosto e dolce al contempo, fondatore mezzo secolo fa di Villa S. Ignazio, struttura che s'erge a baluardo solidale sulla collina di Trento. E' novantenne dal 29 settembre, padre Livio, ma solo per la carta d'identità. La prova? L'esordio della seconda puntata di “Radiografia” su Trentino inBlu, venerdì 18 dicembre: «Novant'anni. Non si sa se prevalga la vergogna di essere sorpassati o la fierezza di aver tenuto campo con consapevolezza e pure con soddisfazione. In ogni caso, non riuscirei a cambiare nessun anno della mia vita con questo che sto vivendo. Ogni anno è talmente bello…»
E se potesse riavvolgere il nastro sceglierebbe la stessa trama?
Rifarei quello che ho fatto compresi errori, gli spropositi, i peccati. Perché quello che è avvenuto occorreva e ogni accadimento rivela qualcosa di se stessi, compresi gli sbagli madornali.
Con il Trentino, par di capire, fu amore a prima vista?
In verità in Trentino ci venivo da ragazzino in vacanza. E quando varcavo il confine a Borghetto ero già affascinato: “Ala”, “Volano”, mi pareva già di essere in cielo. C'è il detto “Triestin, mezo ladro e mezo assasìn”, perché Maria Teresa scaraventava lì i delinquenti a patto si comportassero bene. A scanso di equivoci sono venuto qui.
Battute (e a lei non mancano mai) a parte: tutto ha origine dove?
A 18 anni ho avuto un ripensamento di fede per merito di un compagno di classe e mi sono accorto che la grande risposta per il senso della vita era il rapporto con Dio. E se questo è vero, se Gesù Cristo è venuto per noi, devo impegnarmi, la mia vita deve essere contraccambio. In quell'epoca, appena finita la guerra, non c'erano altre scelte di impegno come adesso. Si sceglieva la vita religiosa, la missione. Non ho avuto dubbi.
Quasi come il biblico Samuele ecco Dio che la chiama: “Livio, Livio…”. Proviamo allora un acrostico del suo nome. “L” come libertà, per cominciare…
Mio padre è stato un grande esempio di libertà di spirito e di laicità e questo mi ha sempre fatto bene e mi è rimasto questo sapore.
In un'intervista per il suo compleanno lei ha detto proprio a Vita Trentina che la religione cristiana è liberante. Non le pare una consapevolezza poco diffusa, se le chiese si svuotano?
E' liberante la fede in Gesù Cristo. Il nostro modo di viverla non lo è del tutto, è invece condizionante. Ogni struttura appena diventa tale è imbrigliante, provoca reazioni. Per questo servono momenti in cui tutto è spazzato via perché resti ciò che è essenziale. Anche lo Stato Pontificio è stato travolto.
Francesco sta facendo questa operazione di libertà?
Penso si sì. Naturalmente è sconcertante. Cose che prima ti davano sicurezza, improvvisamente ti vien detto che puoi deporle per strada.
Quanto c'è dello spirito gesuita in questo Papa?
Molto. Il senso del servizio, l'essere per l'umanità e non per la Chiesa e nemmeno per Dio che si spoglia per primo per noi. Poi il discernimento, la pazienza di scrutare e separare quello che è attuale da quello che non serve più.
Seconda lettera è la “I”. Proviamo a tradurla con “istinto”. Per lei?
Ne ho sempre tanti e contraddittori. Si tratta, anche qui, di discernere. I santi non sono cambiati di comportamento, hanno valorizzato bene gli istinti: Ignazio, Francesco. Uno è bloccare l'acqua, altro è incanalarla.
Ma una diffusa visione morale li ha sempre repressi…
Santa Teresa diceva: siamo così stupidi per natura, non c'è bisogno di diventarlo per grazia.
Villa S. Ignazio nasce un po' dall'istinto?
Di sicuro è stata una cosa incosciente. E' capitata sul momento. Con alcune famiglie del sud che arrivavano qui con la valigia di cartone.
V come “volontà”. Tradotto?
Se volontà significa coinvolgimento affettivo in qualcosa che si è ritenuto benefico, ben venga.
Ma la forza di volontà quanto ha pesato nella sua vita?
Spero per nulla. Il dover fare non mi piace. Mi piace fare. C'è sempre un istinto più profondo che mi porta anche alla cosa ardua. Quando Gesù dice: voglio mangiare questa pasqua con voi, non sceglie una cosa piacevole ma non vi potrebbe rinunciare. E' un istinto affettivo, per cui anche la cosa meno piacevole diventa la più voluta.
I, come “Ignazio”, il vostro fondatore. Il suo merito maggiore?
Aver capito la sua epoca, grande ascoltatore, immensa fede. Ma anche sempre libero di cambiare idea. Ed è la voce che mi accompagna sempre. Ignazio dava indicazioni ma se poi uno faceva il contrario si complimentava: “solo tu conosci la situazione e puoi valutare”.
L'ultima lettera è la “o”. Quella, ad esempio delle “opere di misericordia”.
Le abbiamo dimenticate ma sono molto pedagogiche. Ho giusto consegnato il prossimo pezzo per Vita Trentina (la rubrica “Parole chiave”, n.d..r) in cui dico: misericordia batte perdono per due a zero nel campionato del paradiso. Il Padre misericordioso non pronuncia la parola perdono che è un atto molto più umano ma lo sommerge di amore. La misericordia è un'atmosfera. Appartiene anche a noi perché siamo creati da Dio.
Nel 1925, suo anno di nascita, a Milano entrava in funzione il primo semaforo italiano. Per chi lo accenderebbe?
Rosso è il primo colore, il più istintivo, segno della proibizione. Lo applicherei a certi tipi tropo sanguigni che vorrebbero eliminare persone scomode, consigliando loro un po' di giallo. Il verde invece come lasciapassare per tutti quelli che si dedicano con misericordia agli altri.
Sacra famiglia a parte, il personaggio che metteva più volentieri da bambino e forse anche oggi nel presepe?
Non so se l'asinello possa candidarsi a questo ruolo. Però resto su Gesù che si perde per noi, per amore. E' Amore. Tocca a noi ospitarlo.