«Fatemi lavorare»

“Il progetto sicurezza aveva messo a disposizione risorse: oggi non ci sono più, Rossi le ha promesse”. “Oggi domina la comitatizzazione della politica: nascono comitati e muoiono in tre mesi”. “Sulla giunta si può essere anche durissimi, ma dopo cinque anni”. “La sfida? Il nuovo Piano Regolatore”

Sindaco Andreatta, nel maggio 2015 l'hanno rieletta con il 53,7%. Ma se si andasse a votare oggi?

Probabilmente troverei quel 56,5% assegnatomi dalla classifica dei sindaci del “Il Sole 24 Ore”.

Con un calo però di gradimento di 5 punti rispetto alla stessa classifica dell'anno scorso…

Guardo altre cose, mi creda. Ma il confronto più attendibile è con le ultime elezioni.

Dove votano sempre meno aventi diritto. Come si contrasta questa disaffezione?

Problema grande, ma è un trend europeo. Ero a Berlino dal sindaco gemellato di Charlottenburg: lì a votato il 43% e temeva per le elezioni che avrà a settembre. Dobbiamo tornare a fare politica cercando di agganciare giovani. Ma è difficile: oggi manca la voglia di impegnarsi in maniera continuativa. E poi non c'è pazienza, si entra in politica puntando subito ad avere dei ruoli, non si accetta la gradualità che era la caratteristica della politica di una volta, quella buona.

Numeri a parte, c’è un disagio evidente, diffuso, sul fronte sicurezza. Dove sta nella sua agenda?

E' “il” tema. La sicurezza è un diritto. Bisogna agire su più livelli, prevenzione e repressione. Sia con i vigili urbani, ma anche con i corpi statali.

Nel concreto cosa è stato fatto?

Molto in passato e moltissimo negli ultimi quattro mesi. Abbiamo potenziato i vigli sulle strade. Certo, serve di più. Il progetto sicurezza aveva messo a disposizione risorse che oggi non ci sono più. Il Governatore Rossi le ha promesse. Ci è stato chiesto di integrare il nostro progetto e usare meglio i 146 vigili che abbiamo. Lo facciamo ma c'è anche il traffico, i quartieri, abusi edilizi, ambiente, fiere e mercati. Ma non voglio fare scaricabarile. Oggi tutti devono fare un po' tutto. Un vigile che vede un passaggio di una bustina di droga deve intervenire. Il compito del vigile sta cambiando. Arriverà la quinta proposta di legge per rifare il corpo di polizia urbana. Ne sono cadute quattro in vent'anni. Speriamo sia la volta buona.

Il primo messaggio dalla nostra pagina Facebook è durissimo: siamo invecchiati o abbiamo cambiato residenza in attesa di risposte sul degrado e sulla criminalità nel Centro Storico di Trento…

E la domanda quale sarebbe?

Si dimette, sindaco?

Non lo faccio perché sono uno dei pochi in Italia eletto al primo turno. I problemi ci sono ma abbiamo riqualificato la città i punti importanti: piazza S. Maria, piazza Dante. Abbiamo impiegato i richiedenti asilo per ripulire la città. Stiamo adottando un nuovo regolamento per l'imbrattamento dei muri.

Due turisti hanno scritto per dire che hanno visto Trento città incredibilmente sporca…

Francamente i più mi dicono il contrario. Certamente è più sporca di una volta. Ci lavoriamo. Il progetto con i profughi ripartirà in marzo per aiutarci anche in questo.

Politicamente è questo il momento più difficile in assoluto del suo ventennio di impegno diretto?

Assolutamente sì. Ma è un momento difficile per la società tutta: non ci si appassiona agli ideali e non c'è continuità. Domina la “comitatizzazione” della politica: nascono comitati e muoiono in tre mesi. Vedo cittadini impegnati, gente che vuole fare cose per la città, mettersi in gioco; ma c'è una parte, temo maggioritaria, che non fa nulla. Oggi ci sono molti più litigi dentro i condomini, si litiga nelle società sportive, addirittura nei corpi dei vigili del fuoco volontari…

Anche la sua maggioranza non scherza quanto a litigi.

E quale maggioranza ne è esente? Ci sono tensioni ma non mi pare ci siamo vuoti progettuali.

Ma le scelte di giunta le ripeterebbe tutte?

Le rifarei. E' una giunta giovane, equilibrata. L'esito delle urne non è stato rispettato in un solo caso: Panetta.

Dunque questo fantomatico “rimpasto” può ancora aspettare?

E' un simbolo della vecchia politica. Una giunta va fatta lavorare e poi si può essere anche durissimi, ma dopo cinque anni. Ora inizia la stagione dei congressi che di solito non è mai foriera di note positive. Speriamo che questa fase dica qualcosa di più sul Trentino.

Compreso il congresso del “suo” PD?

Abbiamo la necessità di ritrovarci attorno a un pacchetto di valori definito, forte, sul quale ci siamo tutti. Poi è questione di sensibilità, una volta si diceva correnti. Ora serve un segretario autorevole. I partirti rischiano di essere sempre più contenitori di individualità mentre dovrebbero guardare al bene di tutti.

Ci dica una sfida politico-amministrativa di prospettiva?

So che non appassiona i cittadini ma dico la revisione del Piano regolatore generale. Significa come ripensare la città e renderla più attrattiva. Turismo sarà decisivo. Ma anche la scommessa sulle risorse umane sarà fondamentale.

Le manca la scuola dove ha insegnato fino a vent'anni fa?

In parte sì. Era la mia vocazione dalla seconda media.

Terminata la legislatura, Piazza Dante o Arcivescovile?

Confermo: tornerò ad insegnare.

Non si usa più spedire le cartoline. Ma se dovesse scegliere una parte della città?

Scelgo il grande volontariato, che emerge raramente. Io lo incontro quotidianamente. Trento è fatta anche di tanti cittadini che si mettono a disposizione degli altri. Questa è la parte più bella della città.

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