Un Papa “rivoluzionario”

“Me parece que tu equipo no anda muy bien este año…”. «Jorge, mejor que no hablemos del San Lorenzo!». Non siamo all'uscita di uno stadio o di un bar argentino, bensì in piazza San Pietro dove lo scambio di battute scherzose fra tifosi di squadre di calcio ha visto protagonisti il 13 aprile nientemeno che Papa Francesco e Gaston Ossanna, discendente di emigrati di origine trentina. Come centinaia di persone che partirono con le famiglie in cerca di lavoro oltreoceano, così anche il nonno Olivo emigrò da Sfruz, in val di Non, nel lontano 1926, per approdare a Rosario di Santa Fè.

Argentino di terza generazione, Gaston, 43 anni con in tasca una laurea in economia, continua a vivere nella città famosa per aver dato i natali a Ernesto Che Guevara e “alla pulga Leo Messi”, tanto per rimanere in tema calcistico. Senza mai, però, dimenticare le sue radici trentine. Ha approfittato del periodo pasquale per un “ritorno” alle origini e riabbracciare parenti a Sfruz e a Fondo, e gli amici della Trentini nel Mondo. “E’ il mio terzo viaggio in Italia – racconta entusiasta ai microfoni di Trentino inBlu – un Paese che sento come la mia seconda casa, dove ritrovo il calore degli affetti più profondi, il legame con la terra di mio nonno, una terra splendida in questo periodo primaverile con i meleti in fiore”. Ad accoglierlo anche i sapori tipici della cucina trentina: “Sono sapori e tradizioni culturali, musicali e linguistiche, che in Argentina cerchiamo di mantenere vivi tra i soci del Circolo trentino di Rosario, che a 70 anni dalla sua fondazione – spiega Gaston Ossanna, tesoriere del Circolo – vanta essere il più antico in Argentina, impegnato a tramandare i valori trentini e farli conoscere anche agli altri abitanti della città”.

Non gliene vogliano i parenti se il momento più gioioso per Gaston sia stata l’opportunità di stringere la mano di Papa Francesco all’udienza generale, facendosi notare per la felpa con i colori della squadra del cuore, il Newell’s Old Boys di Rosario. “Gioco facile – si schermisce – visto che il Papa come tutti suoi connazionali è appassionato di calcio tanto da avere anche la tessera dello stadio della sua squadra del cuore il San Lorenzo. Per me è stata un’emozione indescrivibile, ho parlato con lui dandogli del tu, come fosse un fratello, abituato da anni a vederlo come vescovo di Buenos Aires”.

Un istante, che a Gaston è sembrato durare un'eternità. “Jorge non ti dimenticare della tua Argentina”, gli ha raccomandato, interpretando le attese della sua gente che ancora porta il peso della crisi finanziaria.

“Porterò in Argentina la gioia dell'incontro con Papa Francesco – conclude – un uomo meraviglioso, capace di infonderti coraggio e speranza. Un Papa rivoluzionario venuto proprio dalla fine del mondo”.

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