La forza della mitezza che resiste alle scosse

“Un uomo aveva due figlie…” Come una parabola moderna, il dopo-terremoto ci ha raccontato la storia di un altro padre buono: Fabio Rinaldo, 45 anni, camionista. Sotto le macerie della casa di Pescara del Tronto ha visto schiacciata la figlia grande Giulia, 9 anni, ma dopo 17 ore ha potuto riabbracciare, estratta viva, la piccola di 4 anni, Giorgia. “Ho ritrovato mia figlia – ha detto tra le lacrime all’uscita dall’ospedale –  Ho capito che Qualcuno lassù mi ha dato una mano… c’è sempre Qualcuno che le protegge ‘ste bambine”.

E’ un padre di coraggio, virtù non facile indicata dal presidente Mattarella, che si costruisce giorno per giorno per tutta una vita. Ma Fabio è pure un testimone di quell’atteggiamento di fede non superstiziosa che sa riconoscere anche dentro gli inesorabili fenomeni naturali la presenza compassionevole del Signore della vita. Un Dio apparentemente assente, ma invece nascosto nel mistero del dolore, a suggerire comprensione e, per quanto possibile, consolazione ai familiari delle vittime.

La voce trafitta del padre di Giorgia e di Giulia c’insegna anche la qualità invocata dal giovane vescovo di Rieti sotto il tendone dei funerali: la mitezza. “E’ forza distante sia dalla muscolare ingenuità di chi promette tutto all’istante, sia dall’inerzia rassegnata di chi già si volge altrove – ha argomentato mons. Domenico Pompili – . La mitezza dice  di un coinvolgimento tenero e tenace, di un abbraccio forte e discreto, di un impegno a breve, medio e lungo periodo”.

Friuli e Irpinia, Abruzzo ed Emilia ci confermano che “non basteranno giorni, ci vorranno anni”.  Per una ricostruzione sollecita (“non sia una querelle  politica o una forma di sciacallaggio di varia natura” ha ammonito il vescovo) anche i trentini non possono “disertare questi luoghi”. La colonna mobile della Protezione civile con la scuola prefabbricata che accoglierà 200 bambini di Amatrice rimasti senza aule è l’avamposto di una condivisione da esprimere nella colletta straordinaria indetta dalla CEI il prossimo 18 settembre e nelle iniziative di sostegno alle quali parrocchie, Comuni e singoli possono pensare in quest’autunno di dolore per le famiglie fra le tende.

Ce lo impone anche un dovere di corresponsabilità fra italiani  che a Pieve Tesino (vedi pag.3) il presidente Mattarella ha riferito all’azione di De Gasperi per risollevare tutto il Paese dal disastro della seconda guerra mondiale: “Aveva consapevole timore della meschinità umana, ma un più grande convincimento della forza che poteva svilupparsi dalla solidarietà tra cittadini liberi – ha detto Mattarella nella sua lectio sul leader trentino -La lotta alla miseria non gli appariva la conclusione di un ragionamento ideologico, ma la premessa per vivere una vita dignitosa, condizione per una vera cittadinanza”.

Anche se pronunciato prima del terremoto, l’invito del Capo dello Stato a coltivare un “patriottismo solidale, di respiro europeo” rimane attuale di fronte all’emergenza terremoto nel cuore dell'Italia. Come peraltro agli sbarchi disperati sull’isola di Lampedusa e sulle coste del Sud ma anche ai disastri ambientali (vedi “terre dei fuochi”) che ricordiamo assieme ai fratelli ortodossi nel primo settembre dedicato alla Salvaguardia del Creato.

La mobilitazione per i terremotati toglie polvere di retorica dalla prossima festa provinciale del 5 settembre e ci ripropone la visione di Degasperi che sancì l’accordo con Gruber. Per lui, ci ha spiegato Mattarella  “l’autonomia non è un fatto contabile o uno scudo contro presunte invasioni di campo.  E’ un investimento in positivo che richiede l’impegno di tutte le istituzioni. Non è un privilegio immeritato, ma certo impone un supplemento di responsabilità”.  

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina