Un’alternativa agli insetticidi

Il controllo biologico della Drosofila con l’impiego di parassitoidi (nemici naturali) dà risultati. Ma è presto per trasferirli in pieno campo

La Drosophila suzukii (Matsumara), insetto appartenente all’ordine dei Ditteri e alla famiglia Drosofilidi, ha fatto la sua comparsa in Trentino nell’autunno del 2009. Ad occuparsene per primo è stato Alberto Grassi, entomologo del gruppo di ricercatori che in quegli anni si occupavano di difesa fitosanitaria integrata sotto la guida del prof. Diego Forti. In seguito alla segnalazione dell’insetto invasore (segnalato per la prima volta in Giappone nel 1916, in seguito rinvenuto in Cina, Corea e Russia e, dal 2008, descritto come “fitofago importante” di fragole e piccoli frutti in California) Alberto Grassi è stato chiamato a far parte di un ente internazionale che si occupa di insetti alieni e relative misure di contenimento in Europa.

Grassi ha continuato il suo lavoro di ricercatore in campo anche dopo il cambiamento dell’assetto giuridico dell’Istituto agrario provinciale di S. Michele in Fondazione Edmund Mach. La stretta collaborazione che si è instaurata fra il Centro di ricerca e innovazione (Gianfranco Anfora, Valerio Mazzoni, Valerio Rossi) e il Centro per il trasferimento tecnologico (Alberto Grassi) ha consentito di impostare e portare avanti con promettenti risultati un interessante lavoro di controllo biologico della Drosofila.

Per facilitare la comprensione dell’argomento, chiariamo il significato dei termini parassita, parassitoide e predatore, usati dagli entomologi.

Parassita è un insetto che vive a spese di un altro insetto o animale arrecando danni, ma senza farlo morire. Sono tali, ad esempio, il pidocchio dell’uomo, la zecca, i tafani delle stalle.

Parassitoide è un insetto che vive succhiando gli umori dal corpo della vittima. Agisce all’interno o all’esterno di essa, e ne provoca la morte in tempi più o meno lunghi.

Predatore è un insetto che divora la vittima. Esempi: le coccinelle che mangiano gli afidi, i tiflodromi (acari) che vivono a spese di acari fitofagi (ragno rosso del melo).

Il lavoro dei ricercatori si svolge prevalentemente in laboratorio e/o in luoghi protetti e limitati. Quello dell’entomologo di campo si svolge in campagna dove si trovano ciliegi, fragole e piccoli frutti coltivati e/o selvatici.

In una prima fase gli esperti dei due Centri hanno cercato e raccolto in varie zone del Trentino insetti ritenuti parassitoidi della Drosofila. I parassitoidi portati in laboratorio sono stati sottoposti ad attenta osservazione per capire il loro comportamento, il ciclo di sviluppo, l’effettiva capacità di parassitizzare la Drosofila. Il tecnico di campagna ha invece studiato i luoghi di maggiore presenza dei parassitoidi, gli spostamenti, il loro comportamento in piena aria o all’interno degli impianti coperti da tunnel di plastica. Insieme hanno scoperto che le varie specie di parassitoidi hanno un diverso grado di rapporto parassitario nei confronti della Drosofila. Raramente hanno rapporti esclusivi con la Drosophila suzukii. Si nutrono anche a spese della Drosofila melanogaster (moscerino della frutta e dell’aceto). Nell’ambito dei parassitoidi rinvenuti ed indagati gli esperti hanno individuato la specie denominata Trichopia Drosophilae che è stata scelta anche dalle ditte che gestiscono biofabbriche per l’allevamento intensivo di parassitoidi e/o predatori. La Bioplanet di Cesena mette a disposizione confezioni di Trichopia a 20 euro. Un barattolo contiene 500 parassitoidi, metà maschi e metà femmine.

Merita una descrizione sommaria il semicampo sperimentale realizzato da Valerio Rossi. Si tratta di un tunnel sotto il quale si coltivano lamponi e more. Esso è diviso in tre comparti: il primo funge da testimone, nel secondo si liberano i moscerini parassitoidi, nel terzo al lancio del parassitoide si aggiunge l’inserimento di una cassetta denominata ”augmentorium” piena di frutti infestati dalla Drosofila e coperta con rete fine che protegge la Drosofila e lascia passare il parassitoide. Il tunnel sperimentale ha evidenziato varie possibilità applicative, ma è prematuro pensare di trasferirle, per il momento, in campo aperto. La Trichopia parassitizza la Drosofila nello stadio di pupa, cioè quando è nella fase che precede l’adulto. Dovrebbe quindi essere affiancata in successione temporale e sinergica da parassitoidi che colpiscono le larve della Drosofila.

Rimane da stabilire la tempistica dei lanci e la frequenza. Non si può dire a priori quanto tempo servirà per chiarire questi ed altri aspetti pratici. Nel frattempo la protezione mediante reti e il ricorso a insetticidi autorizzati sono inevitabili.

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