Ruffré, “La Quercia” un riferimento per gli anziani

Non si sbaglia chi guarda agli attuali centri residenziali per gli anziani come le antiche piazze del villaggio, dove le generazioni s’incontrano. La conferma viene dal clima positivo che caratterizza l’animazione del Centro Servizi “La Quercia” di Ruffré, aperto da qualche anno nella confortevole struttura di Maso Poar.La gestione affidata alla SAD dalla Comunità della Valle di Non continua a registrare un buon afflusso nell’ampio orario di apertura che va dalle 11 alle 17.30. Nel 2015 si calcola che la media sia stata di una trentina di ospiti al giorno (una cinquantina con media regolarità), alcuni dei quali hanno potuto anche fruire del trasporto e del pasto grazie al Servizio Socio Assistenziale della Comunità di valle. Altri invece vi arrivano direttamente per partecipare alle varie attività, particolarmente ricche in questo periodo carnevalizio, con un vero e proprio laboratorio.Mercoledì prossimo 22 febbraio ci sarà ad esempio la festa di Carnevale con il gruppo musicale dal nome ironico “Fin che Duran duran”, ma l’iniziativa musicale si sviluppa anche attraverso il coro “La Quercia”.

Grazie ad un rapporto diretto con le varie realtà del territorio, il Centro Anziani riesce a rendere efficace la modalità semiresidenziale che da una parte include anche servizi di natura socioassistenziale e dall’altra cerca di far crescere liberamente le iniziative attorno ai bisogni manifestati dagli ospiti.

Lo staff de “La Quercia” appoggiandosi anche alle numerose presenze di volontariato in valle di Non punta a mettere in cantiere momenti più o meno informali in cui gli anziani si sentano coinvolti: dai periodici corsi di ginnastica dolce alle gite sul territorio, agli incontri anche intergenerazionali come gli appuntamenti con i bambini di Ruffrè.

Nel rapporto annuale relativo al 2015 si coglie come la maggioranza delle persone che frequenta il Centro vive da sola (il 65%) ed è frequentatore abituale da più di 6 anni; inoltre, che una percentuale maggiore è ancora autosufficiente e può recarsi autonomamente alla struttura. Particolarmente significativa è poi la presenza nelle vicinanze degli alloggi cosiddetti “ad alta protezione”, riservate a persone che abbisognano su indicazione del Servizio Sociale per un certo periodo di un appoggio esterno. Sono una quindicina di persone – anche nuclei familiari – che in questo modo possono godere di un accompagnamento e di una vicinanza che consente loro di affrontare qualche stagione faticosa.

In fase di provvisorio e positivo bilancio non è da dimenticare l’importanza della rete familiare, soprattutto in sintonia con i gestori della struttura, che possa concorrere all’accompagnamento anche affettivo dei “nonni”.

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