Valsugana a due ruote, “nodo” collegamenti

Sta crescendo in provincia la rete delle piste ciclabili, infrastrutture che richiamano sempre più i molti appassionati delle due ruote, ormai non solo dal nord Europa, ma anche da tutta l'Italia. Ci stiamo avvicinando ormai ai 500 chilometri di piste ed una delle più importanti, dopo quella del Basso Sarca, è sicuramente la pista ciclabile della Valsugana, che sostanzialmente collega il Trentino al Veneto. L'Alta Valsugana è particolarmente interessata, soprattutto nella zona dei laghi che negli ultimi anni è stata riconquistata dai turisti olandesi, probabilmente richiamati anche dalla rete di piste ciclabili che caratterizza il territorio.

I dati statistici parlano di circa 100 mila ciclisti che nel periodo giugno-settembre la utilizzano, con circa 170 mila passaggi; un movimento che provoca una ricaduta economica che supera i 7 milioni. Circa la metà di questo esercito di pedalatori si concentra attorno ai laghi di Caldonazzo e Levico. Un migliaio di ciclisti che giornalmente transitano su questa pista, circa il 7-9% degli arrivi turistici dell'ambito, vale a dire tra le 13 mila e le 16 mila unità. Ecco perché sono molti, soprattutto gli operatori turistici, che spingono per arrivare a completare il tracciato della pista ciclabile, che oggi presenta ancora numerose interruzioni, che non aiutano certo i ciclisti, ma che provocano anche problemi al traffico ordinario.

Il percorso interessato al completamento è quello tra Caldonazzo-Brenta e Trento. Attualmente il ciclista deve percorrere stradine di campagna, o la provinciale, attraversare il paese di Calceranica per immettersi sulla pista ciclabile che arriva al campeggio Fleiola. Qui trova una eccellente pista ciclo pedonabile, inserita tra la ferrovia e il lago, con qualche tratto a sbalzo sul lago; un autentico gioiellino, anche se è necessaria la convivenza tra ciclisti e pedoni. Dal Valcanover si percorrono alcune centinaia di metri senza pista, per riprenderla poco prima delle “Masere” da dove è stato realizzato da poco un tratto di alcune centinaia di metri, fino alla stazione di S. Cristoforo.

Di nuovo alcune centinaia di metri prive di pista, che si riprende all'ingresso nord di S. Cristoforo per passare sotto la grande rotatoria di metà Paludi e arrivare poco oltre al parcheggio di attestamento realizzato molti anni fa. Proprio da qui nelle scorse settimane è stato realizzato un nuovo tratto di pista fino all'ingresso sud di Pergine (all'altezza dell'ex “Paradisi Star”); un lavoro non eccessivamente costoso (70 mila euro) che la ditta Burlon ha concluso in poco tempo, e che ha portato anche ad una piccola rivoluzione del traffico. La pista infatti occupa parte della strade di uscita da Pergine verso Padova, per cui la carreggiata è stata ristretta introducendo il senso unico.

Ora si sta affrontando il completamento dei tratti mancanti. Un primo passo è stato compiuto con l'approvazione del progetto per il tratto che dalla stazione di S. Cristoforo porta a via dell'Angi e quindi si immette sul tratto recentemente realizzato (450 mila euro di spesa). La pista ciclabile poi attraversa Pergine ed ora si sta completando nella zona del Ponte Regio, da dove proseguirà verso Ciré. Da qui a Trento è tutto in alto mare, anche se recentemente è stato predisposto il progetto di uno dei tratti più impegnativi, l'attraversamento della forra del Fersina a Ponte Alto. Il progetto (lunghezza 670 metri, costo 1,4 milioni) prevede la realizzazione della pista da Ponte Alto con l'immissione poi sulla vecchia sede stradale.

Siamo ancora nelle fasi progettuali e i costi, comprendendo i completamento di tutti i tratti, sono piuttosto elevati, ma è importante che dopo anni di attesa si riprenda in mano il problema di una vera e completa pista ciclabile della Valsugana.

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