“Usciamo dai nostri sepolcri”

“C’è chi resta intrappolato dalle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza”

Il ricordo del sisma e l’impegno per la ricostruzione hanno attraversato tutte le tappe della visita papale a Carpi, la diocesi più colpita dal terremoto del 2012. E, a una settimana dalla riapertura della cattedrale con il segretario di Stato card. Parolin, a fare da motto è ancora una volta “Vita semper vincit”, la vita vince sempre.

“Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede – ha detto il Papa nell'omelia della Messa celebrata a Carpi, commentando la risurrezione di Lazzaro-; non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta. Questa è l’atmosfera del sepolcro; il Signore desidera invece aprire la via della vita, quella dell’incontro con Lui, della fiducia in Lui, della risurrezione del cuore”. Davanti a 4500 malati e disabili che affollavano la prima parte della piazza, Bergoglio ha ricordato che “nel mistero della sofferenza, di fronte al quale il pensiero e il progresso s’infrangono come mosche sul vetro, Gesù ci offre l’esempio di come comportarci: non fugge la sofferenza, che appartiene a questa vita, ma non si fa imprigionare dal pessimismo”. “Di fronte ai grandi ‘perché’ della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri”: sono quelle zone un po’ morte dentro il cuore”, una ferita, un torto subìto o fatto, un rancore che non dà tregua, un rimorso che ritorna. “C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza”.

Nel pomeriggio, la tappa a Mirandola per toccare con mano le ferite del sisma. In quello che fu l’epicentro di molte scosse, si scorgono tuttora i segni di una ricostruzione che, in 5 anni, ha fatto progressi notevoli, ma non è ancora completata. Per la Chiesa carpigiana, il duomo di Mirandola è l’emblema di un impegno che deve proseguire.

Francesco ha ringraziato le popolazioni colpite dal terremoto del 2012 per l’esempio “di coraggio, di andare avanti, di dignità”, “dato a tutta l’umanità”. Prima di terminare la sua giornata emiliana con l’omaggio al monumento che ricorda le vittime del terremoto a San Giacomo Roncole, il Papa ha espresso “vicinanza” e “incoraggiamento per il cammino che ancora resta da fare nella ricostruzione”, in particolare nel recupero dei centri storici, “luoghi della memoria storica” e “spazi indispensabili della vita sociale ed ecclesiale”.

“Le ferite sono state guarite”, ha riconosciuto, “ma rimangono e rimarranno per tutta la vita le cicatrici. E guardando queste cicatrici, voi abbiate il coraggio di crescere e di far crescere i vostri figli in quella dignità, in quella fortezza, in quello spirito di speranza, in quel coraggio che voi avete avuto nel momento delle ferite”.

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