La diffusione del virus Zika in Sudamerica

Il virus Zika, trasmesso principalmente dalle zanzare Aedes, si manifesta nell'uomo generalmente con sintomi molto blandi, ma ha generato molto allarme per l’associazione con casi di microcefalia osservati in neonati da madri infette durante la recente epidemia del 2015-2016 in Sudamerica.

Lo studio “Spread of Zika virus in the Americas”, a cui hanno partecipato i ricercatori Stefano Merler e Piero Poletti di FBK e pubblicato sull’ultimo numero della rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), una delle più citate al mondo nel campo della ricerca, ha analizzato le cause della complessa diffusione spazio-temporale del virus in Sudamerica e stimato quante persone hanno contratto l’infezione e quanti sono i possibili casi di microcefalia neonatale nei diversi paesi del Sudamerica. “I risultati – spiega Stefano Merler – sono stati ottenuti dall’analisi di un complesso modello matematico di diffusione del virus Zika e sono cruciali per valutare il rischio di contrarre l’infezione a seguito di viaggi nelle aree affette, con particolare riguardo per le donne incinte”.

Nel lavoro si dimostra che l’andamento spazio-temporale dell’epidemia è stato determinato principalmente da fattori climatici e legati alla mobilità umana. Le stime del numero di infezioni sono molto eterogenee: la percentuale di casi nella popolazione varia dal 5% in Messico al 49% ad Haiti; in Brasile, lo stato maggiormente popolato, è stimata attorno al 18%.

“Per quanto riguarda il futuro dell’epidemia – spiega Merler – è probabile che l’incidenza cali notevolmente, seguendo l’evoluzione tipica verso lo stato endemico di altre malattie trasmesse dalle zanzare Aedes, come Dengue o Chikungunya”.

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