“Non siamo comparse”

La direttrice del Diocesano Domenica Primerano non risparmia critiche alla riforma della cultura

Forte dei risultati raggiunti nel 2016 il Museo diocesano Tridentino vuole contare nel sistema museale e rinnova le proprie osservazioni, già sottoscritte insieme ai musei roveretani della guerra e quello civico, sull'iter legislativo della riforma della cultura.

“Ancora una volta si favoriscono i musei provinciali discriminando quelli di carattere, o interesse, provinciale come il nostro”. E’ amareggiata e perplessa la direttrice Domenica Primerano per l’ennesima modifica che prevede l’istituzione di un consiglio di amministrazione unico per Muse, Mart, Buonconsiglio e Museo degli usi e costumi della gente trentina. Sotto accusa il metodo con cui è approdata in quinta commissione la riforma, già ai primi di gennaio.

“Non c’è analisi – lamenta – ma un continuo cambio di soluzioni, senza consultazioni, senza coinvolgere chi lavora sul campo. Dopo l’abbandono all’idea dei quattro poli – spiega – avevamo chiesto, in una riunione con la comunità museale, una pausa di riflessione e di aprire un’operazione ascolto prima di arrivare a luglio, come promesso, ad una definizione delle nuove strategie. Così non è stato”. Il disegno di legge il 3 maggio scorso ha incassato il via libera dalla commissione, con un cda unico che riguarda solo i musei provinciali. “Il cda unico rischia di appiattire le differenze tra musei e questa accelerazione non risolve il problema del sistema museale trentino. Ancora una volta i musei di interesse provinciale non vengono presi in considerazione – insiste – appaiono come comparse che lavorano bene, e i dati lo dimostrano, ma non hanno pari dignità”.

Per Primerano se i criteri di valutazione si riferiscono alla quantità “anche il Museo diocesano ha le carte in regola per definirsi museo a tutti gli effetti”.

La direttrice nel presentare martedì 9 maggio a Palazzo Festi il bilancio dell’attività del 2016 snocciola numeri di tutto rispetto. “Pur con poche risorse (638mila euro ndr) e un organico ridotto (5 dipendenti) – esordisce – siamo riusciti ad avere 50mila 775 visitatori nelle sedi del Museo e nell’area archeologica della Basilica Paleocristiana, il 7,7 per cento in più del 2015. Oltre 14mila presenze alle attività didattiche, 900 in più tra i partecipanti delle scuole. Abbiamo puntato – aggiunge – su iniziative a basso cabotaggio sì ma diversificate e rivolte ad un pubblico eterogeneo, di diverse età, fedi e provenienze che ritorna e aumenta di anno in anno”. Le rassegne proposte nel corso del 2016 sono state ben cinque dedicate al Giubileo della Misericordia, alla Grande Guerra, al progetto Utopia e alla valorizzazione della produzione artistica locale, con particolare attenzione al ruolo delle donne, con una monografica sulle xilografie di Lea Botteri, e alla promozione della dignità umana nella mostra “Fratelli e sorelle. Racconti dal carcere” chiusa la settimana scorsa. E poi il grande successo per gli itinerari tematici alla scoperta di Trento “per collegare le opere esposte nel Museo a delle emergenze artistiche della città – precisa – in un’ottica di inclusione della comunità locale che deve essere educata a conoscere e proteggere il proprio patrimonio”. Tra le iniziative in calendario nei prossimi mesi si rinnova il percorso avviato con i detenuti del carcere di Spini di Gardolo con una piccola mostra “Dipingere il buio. In realtà siamo liberi” (dal 26 maggio al 19 giugno) che raccoglie gli elaborati pittorici realizzati dai carcerati durante un laboratorio svolto in parallelo dagli alunni della scuola secondaria di primo grado di Vezzano sul tema della pena, giustizia, del perdono, della libertà. In estate s’inaugurerà una mostra di ricerca “Viaggi e incontri di un artista ‘dimenticato’: il Rinascimento di Francesco Verla”. “Si sta pensando ad una collaborazione con il Buonconsiglio – anticipa la direttrice – che nello stesso periodo organizza una mostra su Marcello Fogolino”. E per coinvolgere fin d’ora i futuri visitatori il Museo lancia il progetto sperimentale “operazione ascolto” per chi fosse interessato

a vedere in anteprima le opere e collaborare nell'elaborazione dei pannelli di sala e didascalie.

“Il Diocesano oggi è una realtà che interpreta anche un ruolo sociale – conclude Domenica Primerano – in dialogo con la comunità e il territorio, attento alla formazione e alla ricerca”. Nella convinzione che occorre fare rete tra tutti i musei, grandi e piccoli, provinciali e non, per promuovere la cultura, il territorio e favorire il turismo.

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