Dal bancone al marketing

I 70 anni dell'UPT, che ora “sforna” nuovi professionisti per il commercio e il turismo

Gli scherzi della storia. Nel secondo dopoguerra fu nei locali dell'Azione Cattolica Trentina di via Borsieri che i leader del movimento cattolico del tempo (da Flaminio e Nilo Piccoli a Enrico Conci e molti altri) ebbero l'intuizione di un'agenzia formativa professionalizzante per i giovani trentini. Oggi, 70 anni dopo, l'Università Popolare Trentina (che ora si chiama anche Scuola delle Professioni per il Terziario) è tornata in via Borsieri dopo aver dovuto lasciare lo stabile danneggiato di via Chini, trovato nell'ex istituto delle suore di Maria Bambina una sistemazione provvisoria (peraltro, con la speranza espressa che possa diventare definitiva).

La finalità originaria di “mirare alla crescita culturale della popolazione e alla formazione dei giovani” viene rilanciata in questo 70° anniversario dal presidente Ivo Tarolli e dal direttore Maurizio Cadonna (insieme ai direttori delle cinque sedi di Trento, Rovereto, Arco, Tione, Cles) che hanno potuto presentare una eloquente retrospettiva storica (dalle foto ingiallite delle prime stenodattilografe alla colorata e avvincente brochure di presentazione) ma soprattutto un'offerta formativa aggiornata, che attira 800 giovani ogni anno, in numero crescente, e circa 3 mila adulti nei corsi di formazione permanente.

Una presenza formativa, fedele ai principi della Costituzione, come ha notato il Commissario del Governo Pasquale Gioffrè, attenta ai bisogni rinnovati del terziario urbano e provinciale, come hanno osservato il sindaco Alessandro Andreatta e l'assessore provinciale Carlo Daldoss, e sempre più legata a rapporti di collaborazione attraverso stage e tirocinii nel mondo del lavoro, rappresentato da Gianni Bort per l'Unione Commercio Turismo.

Il convegno commemoratorivo, coordinato dal nostro direttore Diego Andreatta, ha goduto di una lectio proposta dall’Arcivescovo emerito Luigi Bressan che ha testimoniato personalmente come 70 anni fa “le scuole di formazione professionale ebbero un ruolo fondamentale, sia per chi restava nel Trentino come dipendente di aziende o artigiano sia per chi emigrava”. Dopo aver ribadito l’importanza dell’educazione anche nel magistero ecclesiale e nell’orizzonte mondiale, Bressan ha guardato al futuro: “Occorrerà uno sviluppo che includa la formazione superiore, per la quale la nostra nazione resta purtroppo in seconda fila rispetto ad altri stati, ed è bene che voi ci pensiate con attività integrative ed extracurricolari. Oggi non è possibile apprendere formule che potrebbero ripetersi per i decenni, ma la scuola e i corsi devono anzitutto insegnare a imparare costantemente ed avere il gusto di apprendere, con i mutamenti così frequenti e rapidi che stanno avvenendo”. Ha indicato anche la sfida del dialogo interculturale – a fronte dei rischi di adattamento al multiculturalismo o di centralizzato assimilazionismo – per elaborare nuove forme di convivenza: “La scuola in questo ha un ruolo “ha un ruolo insostituibile, poiché è l’unico ambiente in cui passano tutti, autoctoni e immigrati. E non si può sostenere che essa offra soltanto istruzione, poiché, anche se non lo volesse, essa educa o diseduca, cioè contribuisce a formare una mentalità”.

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