“Perdiamo una donna di grande cultura”

Maria Fede Caproni si è spenta a 84 anni
Maria Fede Caproni si è spenta domenica 5 novembre all’età di 84 anni. Una vita, la sua, trascorsa impegnandosi con tutte le sue forze per tenere viva la figura del padre, Gianni, tra più importanti personaggi dell’industria e della storia dell’aviazione del ventesimo secolo, che ebbe i natali in Trentino, ad Arco.

Fu lei la principale promotrice della nascita del Museo dell’aeronautica Gianni Caproni di Trento, presso l’aeroporto di Mattarello, considerato tra i principali a livello nazionale e internazionale ed all’interno del quale è possibile ammirare l’evoluzione delle tecniche costruttive del primo periodo pionieristico dell’aviazione. Molti esemplari dei primi velivoli esposti, costruiti nelle officine dell’ing. Caproni all’inizi del 1900, sono infatti stati donati proprio dalla famiglia Caproni.

Alla notizia della sua morte – i funerali della Contessa si sono svolti nella Basilica di San Lorenzo al Verano di Roma – molti esponenti delle istituzioni comunali e provinciali hanno ricordato l’amore della contessa e dei familiari per la terra di origine; e così anche il presidente della Giunta della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi, che ha affermato: “Il Trentino perde una donna di grande cultura, raffinata conoscitrice della storia dell’aviazione, che ci lascia in eredità quella stupenda intuizione che è il Museo dell’aeronautica di Trento”.

Gianni Caproni promosse diversi interventi a sostegno dell’economia e della cultura nella sua terra natale come, alla fine degli anni Trenta, l’apertura di un grande stabilimento aereonautico a Gardolo e della sua succursale di Arco e, negli anni precedenti, l’inaugurazione di una Scuola per operai meccanici e un calzaturificio, facendo anche rimboscare a sue spese i pendii a nord della borgata e dando così lavoro a molti dipendenti in periodi di crisi occupazionale. Non a caso la città di Arco ha intitolato a suo nome sia il Centro di formazione professionale ad indirizzo meccanico ed elettrico di Mogno, l’attuale Enaip, che il già nominato bosco.

Nel cinquantesimo della morte dell’ing. Gianni Caproni, proprio all’Enaip si tenne una significativa cerimonia dove fecero corona davanti alla targa in marmo che lo ricorda all’ingresso della scuola tutti gli allievi, i docenti, l’allora direttore Giuseppe Torresani, le autorità civili, militari e religiose. A solennizzare l’evento ci fu la presenza del figlio Massimo Caproni, con la moglie, e del nipote Gianni Caproni, figlio di Maria Fede, impossibilitata a partecipare di persona.

Per l’occasione la scuola realizzò una targa in ottone, attualmente esposta al Museo Caproni, sulla quale fu incisa con la tecnica a CNC (controllo numerico computerizzato) la figura di uno dei primi velivoli, il Ca.11, aereo che stabilì diversi record di velocità italiani e che fu costruito da Caproni con l’aiuto del fratello Federico, a Vizzola Ticino, vicino a Malpensa, nel lontano 1911.

In seguito, il conte Massimo, appoggiato dalla sorella Maria Fede e colpito dall’impegno profuso dalla scuola per rendere omaggio alla figura del padre, volle fare dono al Centro di formazione professionale di un prezioso e raro esemplare di “Capriolo”, la moto prodotta dalla Caproni fino agli anni sessanta, assai diffusa e apprezzata per il suo basso consumo (faceva 75 chilometri con un litro di benzina). Il veicolo fa ora bella vista nell’atrio del Centro professionale.

È importante proporre anche ai giovani la storia di persone che si sono sentite sempre legate alla terra d’origine e che, spinte dal desiderio di sapere e conoscere, hanno valicato i confini per poter realizzare i propri sogni: Gianni Caproni fu uno di questi. Dopo aver frequentato le scuole elementari ad Arco e le scuole superiori alla Scuola Reale Elisabettina di Rovereto, si trasferì a Monaco di Baviera per iscriversi a quel famoso politecnico e laurearsi in ingegneria civile nel 1909. Trascorse un anno a Liegi per specializzarsi in elettrotecnica e poi ritornò ad Arco per costruire il suo primo velivolo nella cascina di casa. Riuscì anche in mezzo alle difficoltà a progredire e a espandere le sue industrie in Italia e all’estero, dando lavoro a migliaia di lavoratori. Gianni Caproni morì a Roma il 27 ottobre 1957 ed è sepolto a Ostia. Proprio in questi ultimi tempi l’amministrazione comunale di Arco stava operando con l’appoggio incondizionato di Maria Fede per riuscire a trasferire la salma del padre nel cimitero di Massone di Arco.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina