La Sosat canta un viaggio dalle stelle alle stelle

Come da tradizione ormai consolidata, sabato 23 dicembre ad ore 20.30, presso la chiesa del Santissimo a Trento, il Coro della S.O.S.A.T. canterà, per la propria gente e con la propria gente, il Natale. L'invito è rilanciato dal settimanale Vita Trentina che al termine offrirà al pubblico un brindisi con vin brulè e strudel tipico. Abbiamo chiesto al presidente del Coro della S.O.S.A.T., impegnato nei prossimo giorni in due prestigiosi concerti a Monaco e a Berlino, natalizio nel cuore della città.

Sono così rare oramai le occasioni per mettere in mezzo al nostro vorticare un momento di pausa, di silenzio, di riflessione condivisa: come se la frenesia avesse cancellato ogni bisogno di comunicazione profonda, desertificato lo spazio di un immaginario comune.

Di qui l’idea di offrire e vivere non un semplice concerto, ma un evento che ogni anno si rinnova, dove l’intreccio di parole e musica diventa essenziale e non scindibile. Quest’anno le voci del Coro della S.O.S.A.T. ci condurranno in un viaggio dalle stelle alle stelle: passando per quella Natività che rompe la solitudine del cielo e della terra per fonderli in un abbraccio. L’idea di provenire dall’oscurità inesplicabile dell’universo per poi, alla fine, farvi ritorno, genera solitudine, ansia, paura: il Natale invece accende quella polvere di stelle della quale siamo impastati per farla risplendere di umanità, povera e, al contempo, straordinaria. Per questo lo cantiamo tutti gli anni: perché il canto implica necessariamente lo stare insieme, l’ascoltarsi, l’accettarsi con i propri limiti ma con la propria capacità di rompere la crosta dell’individualità per commuoversi: per muoversi, cioè, verso e con gli altri. Come i pastori, come i magi: come tutti coloro che nel grande affresco del presepe del mondo sono disposti a mettersi in strada, a guardare il cielo, a non accontentarsi di quel poco di materialità che si riesce, giorno per giorno, a predare.

La nostra cultura popolare porta gli scarponi ai piedi e canta: ed è depositaria di una spiritualità che rischia di svaporare, di perdersi nelle opacità di cieli rutilanti di colori ma poveri di stelle; di naufragare – pur venendo dalla lezione sobria, alta e solenne della montagna – nella pochezza di un dominio tecnico potente ma senza anima. Di qui il bisogno di ritrovarci, di riconoscerci, di augurarci una speranza di futuro, confidando uno nell’altro: affidandoci – in un mondo che mostra anche i tratti minacciosi di un futuro non semplice – alla nostra capacità di costruire relazioni e socialità in continuità con le radici di cui è intessuto il nostro passato.

Oggi cantare, cantare insieme non rappresenta più un hobby, una passione dopolavoristica: ma una necessità culturale, antropologica. Essa sostanzia la consapevolezza di poter condividere un destino, il tentativo di mettere e coltivare quel seme di umanità che ci è stato donato: e che ci è stato affidato da una madre e da un padre. Ecco: l’immagine del presepe è tutta qui. Ma emana un calore, da questa scena, straordinario: perché attinge la propria nuda verità dall’umanità più autentica, più profonda. Quella che dice di un amore essenziale, che sa accogliere senza parlare.

Di questo canteremo: e lo faremo insieme, grazie anche a Vita Trentina che condivide, non da oggi, questo stile e questa modo di dirci: buon Natale!

Andrea Zanotti,

presidente Coro della SOSAT

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