Anche nell’economia ci vuole più democrazia

Un sistema del lavoro più partecipato e costruttivo: una delle proposte del Gruppo di riflessione di Villa Sant'Ignazio

La crisi di cui vediamo timidi segnali di superamento, non è solo economica e politica, ma ancor prima spirituale e culturale.  L’indebolimento dei valori morali alla lunga genera crisi dei valori sostanziali. Così il venire meno dei valori familiari (fedeltà,  natalità…) conduce alla crisi del matrimonio e della famiglia; la crisi della laboriosità, dello spirito di iniziativa, della capacità organizzativa, la mancanza di onestà e l’eccesso di speculazione portano alla crisi del lavoro e dell’economia, l’indebolirsi del senso civico, la disorganizzazione, lo spreco di risorse pubbliche, la mancanza di ordine e legalità, generano insicurezza e portano alla crisi dello Stato.

Non si tratta di una crisi superficiale, ma che assume quindi, in certa misura, l’aspetto di una crisi di civiltà. Dopo che Benedetto XVI aveva rilevato sorprendenti analogie con il periodo della decadenza dell’impero romano, pure Papa Francesco ha descritto l’Europa come una “nonna” ricca di storia ma povera di slancio vitale, esprimendo il “sogno” che ritrovi  lo spirito delle origini.

Le radici della nostra cultura  

Tutto questo pone un interrogativo: quali sono i fondamenti della nostra civiltà e come possiamo salvaguardare i valori che le hanno consentito un ruolo incisivo nella storia?  Ancora Benedetto XVI aveva evidenziato che l’Europa è frutto dell’incontro di tre grandi culture: la fede e la narrativa di Gerusalemme, la ragione e la filosofia di Atene, il diritto e l’organizzazione di Roma, integrate e armonizzate dai valori umani del cristianesimo, in primo luogo l’amore, il perdono, la dignità inviolabile di ogni persona.

I movimenti che hanno caratterizzato le principali tappe dell’Europa – dal medioevo alla riforma protestante, dall’Illuminismo alle ideologie del novecento –  attraverso un dialogo serrato fra fede e ragione hanno sviluppato valori, principi e diritti che hanno fatto evolvere sia la religione che la cultura; fra questi la libertà di coscienza e la laicità delle istituzioni, lo stato di diritto e la democrazia, l’eguaglianza  e la giustizia sociale, i diritti dei lavoratori e i diritti umani e, non ultimi, dopo due disastrose guerre mondiali, i valori della pace e dell’unità dei popoli europei.

Oggi, dopo la crescita e lo sviluppo della seconda metà del secolo scorso, che hanno reso  più complessa e frammentata anche la nostra vita quotidiana, dobbiamo constatare un avanzato processo di secolarizzazione.  La cultura europea prende le distanze dai valori del cristianesimo creando terreno fertile al materialismo, all’individualismo, all’edonismo. Mentre diviene “terra promessa” di migranti vittime di guerre e di sfruttamento, l’Europa si ritrova oggi più incerta su quali siano i suoi veri valori.

Risvegliare la fede e la fiducia

Sarebbe un errore rispondere a questa crisi con scoraggiamento. Nell'offrire un contributo di riflessione, invitiamo a seguire la prospettiva  che suggerisce Papa Francesco: dalle difficoltà occorre trarre stimolo per iniziare un percorso nuovo e costruire un futuro diverso. Per fare questo è indispensabile riscoprire alcuni valori essenziali della nostra civiltà e farli divenire obiettivo di crescita culturale e priorità di impegno civile.

Il primo valore che desideriamo evidenziare è la fede, anche se spesso ritenuta ininfluente. Proprio in virtù del suo contenuto, riguardante il credere in Dio, in Gesù Cristo e nella vita eterna, essa ha grande influenza sulla “fiducia” nella vita e nel futuro.  Il suo “risveglio” attiva energie individuali e sociali,  alimenta  i valori e incentiva la crescita in ogni ambito.   

La fede delle persone  e delle comunità non contrasta con la laicità delle istituzioni. Anche per influsso dell’Illuminismo, l’Europa ha sviluppato una forte senso della laicità. Questa garantisce la libertà religiosa e favorisce la collaborazione tra Stato e Chiesa nella reciproca  indipendenza. Lo Stato ha bisogno delle religioni per sviluppare  valori umani e civili che animano la società. Fede e laicità – non laicismo – sono complementari nel promuovere la vita civile e la civiltà. Auspichiamo perciò con convinzione che l’Europa ritrovi la strada di una laicità orientata all’umanesimo cristiano, pur con indispensabili criteri di flessibilità e pluralità.

Cittadinanza attiva per il Paese

Oggi si va strutturando un senso di appartenenza plurale, che va dalla comunità locale, alla Regione, al Paese, all’Europa: occorre evitare di contrapporre un’appartenenza all’altra e valorizzare invece la collaborazione delle diverse “identità” nella consapevolezza che l’”insieme supera le parti”. Ciò è condizione di avanzamento di civiltà e di sviluppo economico,  i recenti eventi che hanno contrapposto la Catalogna alla Spagna ne sono prova. 

Un nuovo senso di appartenenza plurale ed europea, che si concretizzi in cittadinanza attiva è perciò un secondo importante valore da coltivare, adottando tutte quelle misure che rendano più concreta la partecipazione dei cittadini alla vita della propria comunità e dello Stato. 

Il termine “patria” va aggiornato riscoprendo le radici comuni dei popoli europei e attivando allo stesso tempo il ruolo dell’Europa per la pace nel mondo.  A confronto con i fenomeni della globalizzazione e dell’immigrazione, è auspicabile maggiore coscienza della nostra identità e della necessità di conservarla e farla crescere, anche attraverso un governo ordinato dei flussi migratori.

Famiglia e natalità, valori essenziali

Un terzo valore “sostanziale” per lo sviluppo è la famiglia. E’ superfluo ricordare il suo ruolo determinante per il ricambio demografico e per l’educazione delle nuove generazioni; esso è ampiamente riconosciuto ma è estremamente carente la sua traduzione a livello normativo e politico. Mancano adeguate politiche e misure a livello giuridico, fiscale ed economico per  dare sostegno ad un soggetto che svolge un ruolo basilare per la società.

Una risposta all’”inverno demografico” può venire solo dalla valorizzazione della vita e della famiglia. Ciò non può fermarsi a livello culturale ma investire il livello politico.  Si registrano iniziative molto positive, come ad esempio le misure pro-family adottate dalla nostra Provincia Autonoma, poste in luce nella recente Conferenza nazionale sulla famiglia; da sole, tuttavia, in mancanza di incisive scelte di governo, non possono invertire il trend.

Un sistema economico più partecipato

Il lavoro e l’impresa sono valori e fattori primari dello sviluppo, entrambi incisivamente  influenzati dalla legislazione e organizzazione dello Stato. Il lavoro ha un ruolo essenziale  per la dignità della persona e non può essere considerato soltanto nella logica di mercato, ma tenendo conto del suo rilievo sociale. In sintonia con Papa Francesco, va sottolineata la impellente necessità di una trasformazione del sistema verso una maggiore equità. Occorre affrontare la sfida di nuove regole di organizzazione delle attività economico-finanziarie per contenere automatismi di mercato che generano simultaneamente concentrazioni di ricchezza e impoverimenti di massa.

E’ auspicabile un maggiore coinvolgimento dei lavoratori, soprattutto nelle grandi aziende; l’elezione di rappresentanti dei lavoratori negli organismi gestionali e il riconoscimento di una limitata quota-parte negli utili dell’azienda, è una via a nostro parere percorribile per un sistema più partecipato e produttivo. La società occidentale deve porsi nell’orizzonte della realizzazione di una maggiore “democrazia nell’economia”. Oggi il mercato è “libero” soprattutto in uscita ma non altrettanto in entrata, in quanto sempre condizionato da soggetti forti; c’è un problema di salvaguardia delle piccole e medie aziende, tessuto vitale dell’economia, spinte sempre più ai margini e spesso costrette ad uscire. Le normative europee sulla concorrenza sono chiamate a svolgere un ruolo di riequilibrio.

Infine è da promuovere un rapporto più stretto fra economia e territorio, rafforzando quelle misure – tracciabilità dei prodotti, denominazione tipiche, valutazione dell’impatto sociale delle scelte aziendali  – che attivano sinergie fra imprese e comunità.

Un'efficiente organizzazione dello Stato

Presupposto per il rilancio della nostra economia è la riduzione del prelievo fiscale avvicinandolo a quello di altri Paesi europei. Questo richiede una diversa e rigorosa gestione della spesa pubblica –  da destinare più agli investimenti e meno alla spesa corrente – che rappresenta una sfida per la attuale classe dirigente. E’ determinante la qualità della organizzazione dello stato: l’ordine, l’organizzazione, la riduzione degli sprechi, la sobrietà di spesa, sono valori che influiscono sull’efficienza e quindi sulla riduzione del peso fiscale imposto a cittadini e imprese; senza un cambiamento a questo livello e senza una adeguata formazione ai valori,  non si crea un contesto funzionale allo sviluppo.

Non soltanto i  valori tecnici –competenza, organizzazione, innovazione – ma anche quelli morali  –senso del dovere, onestà, sobrietà – sono determinanti per costruire il successo del Paese. Fiducia, senso di appartenenza, famiglia, lavoro, impresa,  equità sociale, democrazia, sono reciprocamente legati.  Riscoprire il nesso profondo tra fede e  valori, e tra questi e una produttiva organizzazione sociale, economica e istituzionale, può essere di grande aiuto non solo per ritrovare la via dello sviluppo ma anche per ridare slancio alla civiltà europea e alla sua missione.

Adriano Paoli, Alberto Zanotti e Antonio Saccoman

per il Gruppo di riflessione sui valori sociali  

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina