“I quattro passi per l’integrazione”

Il responsabile di Migrantes, De Robertis: “Vanno legati i quattro passaggi indicati dal Papa: “Accogliere, proteggere, promuovere ed integrare i migranti e i rifugiati”

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Domenica 14 gennaio, Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, Papa Francesco celebrerà a San Pietro la Messa, in diretta su Rai Uno alle 10, insieme alle comunità etniche. Sulla Giornata l'Agenzia Sir ha intervistato don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes.

Quali aspettative ci sono quest’anno?

Ci aspettiamo una crescita di tutte le comunità cristiane, nella consapevolezza che tutti i popoli sono chiamati alla salvezza. Le nostre comunità sono chiamate ad essere cattoliche di nome e di fatto.

In Italia abbiamo 5 milioni di immigrati, di cui 1 milione di cattolici che devono sentirsi accolti, specie in un momento della vita del Paese in cui si fanno sentire voci discordi.

La legge sulla cittadinanza secondo lo ius soli non è stata approvata entro la fine della legislatura, come si sperava. Cosa auspicare?

Purtroppo è come se impallidissero  i volti e le persone concrete, che dovrebbero essere invece il fine di ogni legge. Invece prevalgono altre logiche, nonostante sia evidente a tutti che stiamo parlando di 800.000 bambini e ragazzi che sono nati e vivono in Italia.

Anche se in questa legislatura non si è riusciti ad approvare la legge, questo cammino non può che continuare: perché le differenze arricchiscono e contribuiscono alla crescita del Paese.

Il 2018 è iniziato da poco e già è arrivata la prima notizia del naufragio di un barcone: 86 migranti salvati, 8 cadaveri recuperati ma si temono molte più vittime. Gli arrivi non si fermano, nonostante gli accordi Italia-Libia…

Gli arrivi sono il sintomo del grande dramma delle disuguaglianze che si acuiscono sempre di più tra Nord e Sud del mondo e all’interno di ogni Paese. Poi c’è il dramma dei conflitti, che invece di diminuire si sono moltiplicati. Purtroppo l’industria che sta andando meglio è quella del commercio di armi. Finché non metteremo mano a queste grandi ferite non possiamo aspettarci che le migrazioni tornino a numeri più contenuti. Bisogna che Italia, Europa e Onu abbiano un ruolo effettivo, reale, nel governare questi processi, un compito della politica in senso alto.

Nel frattempo l’Italia ha deciso di inviare una missione militare in Niger con lo scopo di combattere il traffico di migranti diretto in Libia e di addestrare l'esercito nigerino. Che ne pensa?

Quando è arrivata la notizia ero vicino ad un giovane del Niger accolto da una nostra comunità a Bari, a cui hanno ucciso entrambi i genitori nella zona di Boko haram, al confine con la Nigeria. Non era scolarizzato ma è molto intelligente, ora sta facendo l’istituto alberghiero e il suo sogno è diventare medico. Mi ha suggerito una risposta incredibile: “In Niger non abbiamo bisogno di 500 soldati ma di 500 insegnanti”. Anche perché di militari – americani, tedeschi, francesi – ce ne sono già molti. E si sa che dove manca l’istruzione i movimenti terroristi proliferano. Inoltre non dovremmo appoggiare figure corrotte che dominano molti Paesi africani.

Il messaggio del Papa di quest’anno ruota intorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare i migranti e i rifugiati. Quali di questi è prioritario in Italia?

Non bisogna fermarsi al primo gradino, perché i quattro suggerimenti del Papa sono collegati.

È necessario metterli in campo tutti. Si sa che la cattiva accoglienza alimenta il rifiuto nei confronti degli stranieri: spesso sono parcheggiati nei centri di accoglienza, non sanno l’italiano e non sono aiutati a coltivare risorse e doni. Invece bisogna portare avanti questi quattro passi insieme, attraverso un’accoglienza diffusa, per fare in modo che gli arrivi non siano un problema ma una grande opportunità di crescita e scoperta di altri valori.

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