“Seminate la pace”

Il racconto del primo giorno del Papa in Cile, con le autorità, le detenute e i religiosi. “Dolore e vergogna per la pedofilia nella Chiesa”

Dall’inizio del pontificato, è la sesta volta che Francesco visita l’America Latina. Tra i momenti fondamentali del viaggio in Cile e Perù, dal 15 al 22 gennaio, gli incontri con le popolazioni mapuche e con le comunità indigene dell'Amazzonia. Il racconto delle prime tappe in Cile.

ASCOLTARE TUTTI PER UNA SOCIETA' PIU' GIUSTA

Il futuro di ogni nazione “si gioca, in gran parte, nella capacità di ascolto che hanno il suo popolo e le sue autorità”. Rivolgendosi alle autorità civili e politiche del Cile, il Papa ha richiamato l'importanza di coltivare la capacità di ascolto in vista di una “sana apertura al bene comune”. Ascoltare i disoccupati, i popoli autoctoni, “i cui diritti devono ricevere attenzione e protezione, perché non si perda una parte dell’identità e della ricchezza di questa nazione”; ascoltare i migranti, “che bussano alle porte in cerca di una vita migliore”, per “costruire un futuro migliore per tutti”; i giovani, “nella loro ansia di avere maggiori opportunità, “proteggendoli attivamente dal flagello della droga”; ascoltare gli anziani, “con la loro saggezza tanto necessaria e il carico della loro fragilità”; “ascoltare i bambini, che si affacciano al mondo con i loro occhi pieni di meraviglia e innocenza e attendono da noi risposte reali per un futuro di dignità”.

LA SAGGEZZA DEI POPOLI AUTOCTONI PER AMARE LA TERRA

Il primo discorso ufficiale del Papa in Cile si è concluso con un appello: “Far crescere una cultura che sappia prendersi cura della terra e a tale scopo non accontentarci solo di offrire risposte specifiche ai gravi problemi ecologici e ambientali che si presentano”. È necessario “andare oltre la concezione meramente consumistica dell’esistenza e acquisire un’atteggiamento sapienziale di fronte al futuro”. In questo, “la saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo”, ha garantito il Papa: “da loro possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra”.

DESIDERI PACE? LAVORA PER LA PACE

Nell’omelia della Messa al parco O’Higgins di Santiago, di fronte a centinaia di migliaia di fedeli, il Papa si è soffermato sulle beatitudini, con cui Gesù “viene a sradicare l’immobilità paralizzante di chi crede che le cose non possono cambiare”. E ricordando le parole del card. Raul Silva Henriquez, vescovo all'epoca della dittatura: “Desideri pace? Lavora per la pace”. L'invito del Papa è ancora più concreto: “Seminare la pace a forza di prossimità, a forza di vicinanza! A forza di uscire di casa e osservare i volti, di andare incontro a chi si trova in difficoltà, a chi non è stato trattato come persona, come un degno figlio di questa terra. Questo è l’unico modo che abbiamo per tessere un futuro di pace, per tessere di nuovo una realtà che si può sfilacciare”. “L'operatore di pace sa che molte volte bisogna vincere grandi o sottili meschinità e ambizioni, che nascono dalla pretesa di crescere e 'farsi un nome', di acquistare prestigio a spese degli altri. L'operatore di pace sa che non basta dire: non faccio del male a nessuno, perché, come diceva San Alberto Hurtado: 'Va molto bene non fare il male, ma è molto male non fare il bene”.

L'INCONTRO CON LE DONNE CARCERATE

“Chiediamo perdono a tutti quelli che abbiamo ferito con i nostri delitti”. Il Papa ha cominciato così il suo saluto al carcere femminile di Santiago riprendendo la testimonianza di Janeth, una delle ospiti, che aveva detto: “Sappiamo che Dio perdona, ma la società non perdona". “Grazie – ha detto Francesco – perché ci ricordi questo atteggiamento senza il quale ci disumanizziamo, perdiamo la coscienza di aver sbagliato e che ogni giorno siamo chiamati a ricominciare”. Gesù, ha proseguito il Papa, “ci invita ad abbandonare la logica semplicistica di dividere la realtà in buoni e cattivi, per entrare in quell’altra dinamica capace di assumere la fragilità, i limiti e anche il peccato, per aiutarci ad andare avanti”. “Molte di voi sono madri e sapete cosa significa dare la vita”, ha detto rivolgendosi alle 600 donne, molte delle quali sono recluse insieme ai figli. “Oggi siete di fronte a una sfida molto simile: si tratta ancora di generare vita. Oggi vi è chiesto di dare alla luce il futuro. Di farlo crescere, di aiutarlo a svilupparsi. Non solo per voi, ma per i vostri figli e per tutta la società”. Di qui la necessità di “lottare contro ogni tipo di cliché, di etichetta che dica che non si può cambiare, o che non ne vale la pena, o che il risultato è sempre lo stesso”. “La società ha l’obbligo di reinserire tutte voi”, ha aggiunto: “Ognuna di voi, verso il reinserimento. Questo dovete mettervelo in testa, dovete esigerlo”.

LA PREGHIERA CON LE VITTIME DI ABUSO

Nel corso della prima giornata in Cile, il Papa ha fatto due volte riferimento al problema della pedofilia nel clero. Davanti alle autorità aveva espresso “dolore e vergogna”. Con i sacerdoti e i religiosi ha sottolineato, oltre al dolore “per il danno e la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie, che hanno visto tradita la fiducia che avevano posto nei ministri della Chiesa”, anche il dolore del clero stesso, “per voi, fratelli, che avete vissuto il danno provocato dal sospetto e dalla messa in discussione, che in alcuni o in molti può aver insinuato il dubbio, la paura e la sfiducia. So che a volte avete subito insulti sulla metropolitana o camminando per la strada; che andare vestiti da prete in molte zone si sta pagando caro. Per questo vi invito a chiedere a Dio che ci dia la lucidità di chiamare la realtà col suo nome, il coraggio di chiedere perdono e la capacità di imparare ad ascoltare quello che Lui ci sta dicendo, e non ruminare la desolazione". Verso sera, nella nunziatura di Santiago del Cile, ha incontrato anche un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali (un fuori prorgamma). L'incontro, ha spiegato il portavoce vaticano, Greg Buke, si è svolto in forma strettamente privata: “Nessun altro era presente: solamente il Papa e le vittime. E questo perché potessero raccontare le loro sofferenze a Papa Francesco, che li ha ascoltati e ha pregato e pianto con loro".

ALLA CHIESA: NO AI SUPEREROI, ALLA TRISTEZZA E AL MALUMORE

Ai sacerdoti e ai religiosi riuniti nella cattedrale di Santiago, Francesco ha ricordato che “il popolo di Dio non aspetta né ha bisogno di supereroi, aspetta pastori, consacrati, che conoscano la compassione, che sappiano tendere una mano”. La Chiesa si presenta con le sue piaghe. “Una Chiesa con le piaghe non si crede perfetta, ma pone al centro l’unico che può sanare le ferite e che si chiama Gesù Cristo. La consapevolezza di avere delle piaghe ci libera dal diventare autoreferenziali, di crederci superiori”. Tra gli altri atteggiamenti stigmatizzati dal Papa, “quell’atteggiamento distruttivo che è il vittimismo” o, al contrario, il “cadere in un ‘tanto è tutto uguale’ che finisce per annacquare qualsiasi impegno nel relativismo più dannoso”. Ugualmente sbagliato, per Francesco, è “considerare chiunque come se fosse un nemico, o non accettare con serenità le contraddizioni o le critiche”. No, inoltre, anche alla “tristezza” e al “malumore”.

Più tardi, con 50 vescovi cileni, il Papa ha messo in guardia da qualsiasi forma di clericalismo: “I laici non sono i nostri servi, né i nostri impiegati”. La missione “avviene in unione fraterna con tutto il popolo di Dio. Gomito a gomito, dando impulso e stimolando il laicato in un clima di discernimento e sinodalità, due caratteristiche essenziali del sacerdote di domani”.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina