“Se sono credente devo accogliere”

Per la terza volta è arrivato in Val di Non, chiamato dall’associazione “La storia siamo noi”, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas Italiana. L’incontro era dedicato ai giovani che partecipano al progetto “Noi Europa” per riflettere sul delicato ed attualissimo tema dell'accoglienza.

Sempre a riguardo di questa tematica, l’anno scorso i giovani dell’Associazione “La storia simo noi” hanno visitato Lampedusa, ascoltato testimonianze e conosciuto da vicino i drammi degli immigrati, continuando a raccogliere testimonianze anche ad Agrigento.

La sala Incontri di Cloz era gremita di pubblico. Stefano Canestrini, referente del Centro Astalli di Trento, la cui missione è accompagnare, servire e difendere i diritti dei rifugiati e degli sfollati, ha ripercorso la storia del fondatore del Centro, padre Pedro Arrupe, e spiegato l’attività del Centri di accoglienza attivi in quaranta Paesi lanciando contemporaneamente degli stimoli che il cardinale ha approfondito.

Quello di Trento è stato fondato nel 1980 come risposta pratica e spirituale alla sofferenza dei rifugiati del tempo. Padre Arrupe aveva iniziato la sua attività a Hiroshima dopo lo scoppio della bomba atomica, per aiutare i sopravvissuti; ha operato anche durante la guerra del Vietnam.

Alla domanda su quando il Mediterraneo è diventato un muro, il cardinale Montenegro ha risposto che “per molti immigrati Lampedusa è la luce, per molti è uno scoglio dove si sbatte e si muore. Costretti a emigrare per sopravvivenza – ha aggiunto – arrivano sulle nostre coste, prevalentemente quelle della Sicilia e della Puglia, perché più vicine all’Africa. Tuttavia, nelle varie traversate 35 mila di essi che hanno perso la vita in mare, ma altrettanti decessi non sono censiti”.

Nel mondo, ha proseguito il vescovo di Agrigendo ci sono 345 milioni di persone che emigrano e noi non possiamo essere solo spettatori. “Il credente deve leggere questo cambiamento epocale con gli occhi della Bibbia, secondo il libro dell’Esodo”, ha detto ancora il religioso. “Se sono credente devo accogliere. Il Vangelo parla in continuazione dei poveri e dove c’è un povero c’è Gesù. Abbiamo troppa leggerezza di coscienza. Dobbiamo aprire le porte e fidarci, far abitare gli altri nel nostro cuore. Soprattutto non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te. C’è bisogno di un cambiamento di mentalità, a tenere i cuori chiusi si finisce per diventare isolati; molti isolati non formeranno mai un mondo nuovo”.

E se le istituzioni sono orde all’accoglienza? “L’Europa non vuole affrontare questo problema, il suo centro è il denaro, non l’uomo. Il denaro crea divisioni e una storia di egoismi. C’è l’Unione europea, ma l’Italia rimane sola. È un’Europa vecchia – ha concluso mons. Montenegro – che ha paura dei giovani che arrivano, che possono aiutarci, ma preferiamo convivere con l’egoismo”.

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