La crisi dell’editoria è crisi della democrazia

Carlo Verna, presidente Cnog: “C’è il virus del gratis”

Raffaele Lorusso, presidente Fnsi: “La qualità è la chiave per ridare vigore all’informazione professionale”

Marina Macelloni, presidente Inpgi: “Un sistema regolato e sano è un vantaggio per tutti”

Quando era stato annunciato, nessuno poteva immaginare che il primo Forum sull’informazione organizzato in Trentino Alto Adige e dedicato prevalentemente alla carta stampata – un altro appuntamento, rivolto all’emittenza locale, periodica e ai siti web si svolgerà a settembre al Circolo della Stampa a Bolzano – si sarebbe aperto nel pieno di due crisi di imprese editoriali molto diverse tra loro, ma che destano grande preoccupazione anche per i pesanti risvolti sull’occupazione. Parliamo delle vicende del Corriere del Trentino, il dorso del Corriere della Sera il cui editore ha annunciato il ridimensionamento delle redazioni di Bolzano e di Trento, e di Trentino inBlu, la radio diocesana la cui chiusura è stata annunciata dall’Arcidiocesi di Trento, che ne è proprietaria attraverso la cooperativa Vita Trentina Editrice, ai primi di aprile.

Nella sala del Consorzio dei Comuni a Trento c’erano, oltre a giornalisti della carta stampata e del mondo dell’informazione locale, Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale del’Ordine dei giornalisti, Raffaele Lorusso, presidente nazionale del sindacato dei giornalisti Fnsi, Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi, l’ente di categoria che assicura le prestazioni previdenziali e in questi ultimi, difficili anni si è fatto carico di migliaia di giornalisti pensionati anzitempo, cassintegrati, disoccupati. Saliti a Trento per condividere la preoccupazione dei colleghi del Trentino Alto Adige e far sentire la vicinanza degli organismi di categoria.

“Oggi si è bravi se si taglia”, ha detto Carlo Verna, ricordando che l’Ordine, ancora regolato da una legge del 1963, sta lavorando a una riforma della professione. “Anche gli editori sono saliti sul carro dei tagli. Ma ciò è sempre una sconfitta dell’informazione che penalizza il cittadino”.

Marina Macelloni ha ricordato, cifre alla mano, che la situazione drammatica dell’informazione in Italia trova riscontro nei numeri dell’Istituto da lei presieduto. “Abbiamo perso 3000 rapporti attivi di lavoro negli ultimi 5 anni, 900 solo nell’ultimo anno. Nel 2017, 7000 persone sono state assistite da ammortizzatori sociali erogati dal nostro istituto. Non è solo un problema di sopravvivenza dell’Inpgi, ma dell’intera categoria e in generale dell’informazione in questo Paese. Serve una legge di sistema, perché un sistema regolato e sano è un vantaggio per tutti”.

Il segretario nazionale della Fnsi ha puntato il dito contro leggi “inadeguate a governare il sistema e il fenomeno globale della disintermediazione”, che tocca anche il giornalismo. “Noi siamo i ‘media’, i mediatori per eccellenza. Oggi il tema è ridare voce e ruolo ai corpi intermedi. Ma ci troviamo un contratto di governo che non dice nulla sull’informazione… Viviamo un paradosso: l’informazione professionale è in crisi nell’epoca in cui non si può fare a meno dell’informazione, quando la domanda di informazione è in crescita”. E concludeva ricordando che solo la qualità “è la chiave per ridare vigore all’informazione professionale, senza la quale non c’è democrazia”.

Prima di loro, a prendere la parola erano stati il presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti Fabrizio Franchi (“Pensavamo che il Trentino – Alto Adige fosse lontano da situazioni drammatiche di altre regioni, ma le vicende di Trentino inBlu e del Corriere del Trentino ci riportano sulla terra. Il punto è che l’informazione di qualità si paga, non possiamo pensare di regalare il lavoro del giornalista”); il direttore del Corriere del Trentino, Enrico Franco, dimessosi non condividendo i provvedimenti del suo gruppo editoriale (“Il problema è che l’informazione si paga. Occorre difendere il valore dell’informazione e, in generale, gli editori non lo difendono a sufficienza”); il direttore del Trentino, Alberto Faustini (“Piuttosto dei comunicati di solidarietà delle istituzioni preferirei qualche copia acquistata in più e qualche pubblicità in più”); il direttore dell’Adige, Pierangelo Giovanetti (“Solidarietà a queste due realtà che vengono depotenziate. C’è rammarico perché sono state per noi uno stimolo a migliorarci”); il caporedattore della Rai regionale Massimo Mazzalai (“Siamo preoccupati come giornalisti Rai ma anche come cittadini per quanto vediamo al Corriere e a radio Trentino inBlu. Un ecosistema sano di informazione si nutre di una serie di voci come quelle autorevoli vostre che vediamo entrare in crisi”); il capo ufficio stampa della Pat, Giampaolo Pedrotti (“La legge provinciale sull’editoria ha messo al centro la qualità e la salvaguardia dei livelli occupazionale. Quanto ci costerà la disinformazione? Questo è il tema”).

Il segretario dell’Associazione stampa, il sindacato regionale dei giornalisti, Rocco Cerone, cui spettava il compito di reggere le fila, in conclusione ha richiamato altre vicende di cui si è dovuto occupare il sindacato, che dicono che davvero il Trentino – Alto Adige “non è più un’isola felice” nel panorama dell’informazione.

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