È la porta d’ingresso della val di Non. Lì dove si apre e spazia la vista di chi proviene da Trento lungo la statale si sviluppa l’ex decanato di Taio con le sue parrocchie, un territorio che sostanzialmente coincide con quello dell’attuale comune di Predaia. A caratterizzarlo diversi tipi di paesaggio e un sistema economico differenziato: si va dal fondo valle con Mollaro, dotato di una rigogliosa pianura divisa tra agricoltura e artigianato (qui si trova la zona industriale più sviluppata della vallata) ai centri di Coredo, Tavon, Smarano e Sfruz dediti all’allevamento, al turismo e alla cultura con la International Organ Academy e le mostre di Casa da Marta.
Lambisce i boschi di Predaia invece Vervò, vicino agli impianti di risalita di Predaia, adatti soprattutto ai più piccoli. Taio rimane sede del municipio del comune e uno dei centri abitati più popolosi dalla zona (1.340 abitanti). Segno è ormai famoso in tutto il Mondo per aver dato i natali al gesuita Padre Eusebio Francesco Chini.
Un po’ più nascosto e quasi all’ombra di Castel Thun, si trova Dardine; vicino all’antica miniera di San Romedio e alle celle ipogee utilizzate da Melinda per la conservazione delle mele, c’è Tuenetto; paesi questi dov’è piacevole recarsi per momenti di tranquillità ed anche di preghiera nelle magnifiche chiesette di San Marcello (1300) e di San Rocco. Con l’antica Pieve, invece, Torra sovrasta gli abitati sottostanti e rimane, ancora oggi, il luogo dove è tradizione riunirsi per la messa della notte di Natale. Infine ci sono Tres, pese di agricoltura e di turismo e Vion dove vivono 57 persone.
Attualmente su questo territorio risiedono quasi 6.644 abitanti, sono 610 gli stranieri, per la maggior parte provenienti da Romania, Marocco e Kossovo. Molto sviluppato è l’associazionismo in ogni sua forma: sportivo, per età, di volontariato benefico e del tempo libero-intrattenimento. Più complicato invece pare il rapporto con la Chiesa: “C’è un calo di frequenze, si fa fatica ad andare avanti – dice don Carlo Daz – si avrebbe bisogno di una maggiore partecipazione attiva da parte dei laici”.
A questo proposito, l’ex decano di Taio ricorda le parole del teologo Enzo Biemmi: “È necessario entrare in una nuova visione di Chiesa non legata al proprio campanile, che supera i confini delle singole parrocchie senza annullare le proprie tradizioni e la propria storia”. C’è dunque da sperare in un cambio di mentalità nelle parrocchie: “Con una mano dobbiamo sostenere quello che esiste e con l’altra accompagnare quello che di nuovo sta nascendo”.
Conclude poi don Carlo dicendo che questo passaggio sarà possibile solamente se i cristiani rimetteranno al centro della loro vita quotidiana il Vangelo che “deve essere conosciuto. Questa è la scommessa, solo questo può dare forza a comunità credibili”. In questo senso è necessario anche mettere in atto un maggior coinvolgimento nella vita sociale degli immigrati che vivono in questo territorio pacificamente ma con il desiderio di maggior ascolto ed integrazione.