Una vittima delle leggi razziali

Insegnava all’Istituto magistrale “F. Filzi”. Dovette lasciare tutto, racconta la figlia Chiara

E’ una storia poco o per niente conosciuta quella del professor Gallico che nella Rovereto degli Trenta, gli anni del Fascismo, in seguito alle leggi razziali, dovette lasciare la cattedra ritrovandosi di punto in bianco sulla strada e di conseguenza cercarsi un altro lavoro. Ennio Gallico insegnava Scienze naturali all’Istituto magistrale “Fabio Filzi”, quando nel 1938 si stabilì che tutti i professori di religione ebrea venissero espulsi dalle scuole del Regno.

La figlia Chiara, ora anziana – ha 81 anni – al telefono da Mantova, dove vive, ci racconta con la voce marcata di questa vicenda che ha segnato la storia della sua famiglia.

Lei era molto piccola e ovviamente non ha un ricordo di quel singolo episodio di forte e ingiustificata discriminazione; ma le conseguenze le ha vissute sulla sua pelle, e con lei la sua mamma, che dovette sobbarcarsi il peso di una famiglia senza la figura del marito. Chiara rimase per qualche tempo orfana del padre, perché il professor Gallico, in quei frettolosi e inattesi frangenti, decise di ritornare a Mantova, da dove proveniva, e per qualche tempo fece il rappresentante di medicinali e poi il direttore d’azienda.

Nubi nere e minacciose però incombevano sull’Italia e sull’Europa ed Ennio Gallico, dopo l’8 settembre 1943, fu costretto a rifugiarsi per qualche mese in una cascina di campagna nel mantovano, finché decise di scappare in Svizzera.

Gallico raggiunge, non senza qualche peripezia e tanta paura di essere braccato, la Svizzera e si ritrova in un campo di raccolta per profughi. “Si era dato un metodo per sopravvivere – racconta Chiara -: raccoglieva le bucce di patate nella spazzatura”. Con la fine della guerra, Gallico rientra in Italia nella sua Mantova. Il Provveditore agli Studi lo reintegra immediatamente e gli assegna pure gli arretrati “a decorrere dal 1 gennaio 1944”. “Mio padre non amava parlare del passato – osserva la figlia -, erano ricordi troppo amari e dolorosi”. E’ morto nel 1980.

Nelle prossime settimane l’Anpi del Trentino col suo Presidente Mario Cossali promuoverà un simbolico “reintegro” del professor Ennio Gallico nella scuola di Rovereto, quell’insegnante che amava il lavoro che svolgeva, stimato da colleghi ed allievi, ma costretto a lasciare tutto “dalla sera alla mattina”.

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