Portatori di luce

Nel giorno del santo degli innamorati, la tradizionale Messa nella chiesetta di San Valentino in Carpeneda, sull’Altopiano di Folgaria

“Ogni cristiano ha una missione nei confronti di tutti gli uomini: è stato mandato a portare la luce e l’amore di Gesù nel mondo. Ma anche chi non si allontana dalla propria casa e dal proprio paese può essere sempre portatore di luce”. È il forte messaggio che don Giorgio Cavagna ha lanciato ai fedeli durante la tradizionale Messa del giorno 14 febbraio concelebrata assieme a don Bruno e don Alfredo, nella chiesetta di San Valentino in Carpeneda, sull’Altopiano di Folgaria.

San Valentino è noto come il Santo degli innamorati. La sua storia è legata ad un atto d’amore, alla celebrazione di un matrimonio fra una donna cristiana e un legionario romano, atto di bene che lo condusse al martirio nel 273 d.C.. “L’amore – ha rimarcato il parroco – ha tante forme e può essere rivolto agli uomini, alla natura, agli animali. Ma il vero amore che ci insegna Gesù è la carità e la fede. Gesù è la luce che trionfa sulle tenebre e ogni cristiano è chiamato ad essere una persona luminosa, che diffonde sempre amore, come fecero i 72 discepoli inviati da Gesù per annunciare la Buona Novella e ricostruire la vita comunitaria”.

La chiesetta di San Valentino di Carpeneda, gremita di gente proveniente dai vari paesi dell’Altopiano, racchiude in sé origini antiche; le prime notizie risalgono infatti al 1490. I fedeli che la frequentavano allora provenivano da Carpeneda e dai masi dell’Alta Valle del Rio Cavallo. In occasioni speciali, come la festa del patrono, venivano organizzate delle processioni alle quali partecipavano anche gli abitanti di Folgaria.

Nel Cinquecento l’interno venne decorato con pitture di estrema bellezza raffiguranti San Carlo Borromeo, San Valentino, San Biagio, la Natività, la Crocifissione, San Vigilio e San Lorenzo, donando luce all’intera struttura. Nel Settecento accanto alla chiesa venne costruita una casetta Romitorio di San Valentino, dove alloggiava il sacrestano. Col tempo chiesetta e alloggio vennero abbandonati; il tetto della chiesa subì dei danni ingenti e conseguentemente anche le preziose pitture cinquecentesche custodite al suo interno. Negli anni ’90 Provincia di Trento e Comune di Folgaria ne finanziarono il restauro, ricostruirono il tetto con scandole di larice, com’era in principio.

Il tempo non ha cancellato la fede e l’attaccamento della popolazione nei confronti di questo sacro luogo e della storia secolare che conserva. Ogni anno la comunità di Carpeneda si prepara alla celebrazione abbellendo la chiesa, organizzando uno spuntino da condividere dopo la messa, raccogliendo primule da donare alle famiglie. Popolo che si riunisce per ascoltare la parola di Dio, che entra nel cuore di ognuno e si fa sincera comunione, viva condivisione.

“Ogni azione d’amore – ha osservato don Giorgio – è inestimabile perché come la luce, l’amore è una forza imbattibile, capace di sconfigge il buio”. Oggi, uomini e donne di ogni età sono chiamati ad essere discepoli del Duemila, portavoce di Gesù, partecipando alla vita comunitaria, nel segno della solidarietà e dell’ospitalità, soprattutto nei confronti dei poveri, degli esclusi, degli emarginati. Costruire assieme, ogni giorno, un nuovo modo di esistere e di coesistere, un nuovo modo di agire e di concretizzare la fede, per diffondere la luce e l’amore, non solo il giorno di San Valentino. “È un lavoro faticoso, un’impresa che richiede molta energia e vitalità interiore – ha spiegato don Giorgio – ma è il compito che noi cristiani siamo chiamati ad eseguire tutti i giorni nelle nostre comunità di appartenenza: portare luce splendente con la propria vita per illuminare l’esistenza delle persone che ci circondano, che incontriamo lungo il cammino”.

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