Restauro in spirito ecumenico

A poco più di due anni dalla conclusione del grande restauro di natura conservativa relativo all’edicola che sovrasta il Santo Sepolcro a Gerusalemme, il luogo della tomba di Cristo, fra Francesco Patton, insieme a Theophilos III, Patriarca Greco-Ortodosso e Nourhan Manougian, Patriarca Armeno – che il 27 maggio scorso hanno apposto una firma a nome delle rispettive comunità cristiane, – ha dato notizia di un nuovo intervento che si è reso necessario in questi mesi. Con un nuovo accordo tra i responsabili delle comunità cristiane, che avevano finanziato il restauro precedente, cui si erano aggiunti i finanziamenti di provenienza pubblica, come l’amministrazione greca o il Fondo Mondiale per la conservazione dei monumenti (WMF) e numerosi altri benefattori (anche re Abdallah di Giordania), si avvia, di fatto, “una seconda fase di restauro e riabilitazione”.

«Noi, alla guida delle comunità cristiane incaricate dello Status Quo del Santo Sepolcro di nostro Signore, annunciamo con grande gioia e soddisfazione il nostro accordo per avviare un progetto per il restauro e la riabilitazione delle fondamenta della Santa Tomba e del pavimento della Chiesa del Santo Sepolcro. Si tratta di un nuovo Progetto che segue a breve l'esito positivo del progetto per il restauro della Sacra Tomba stessa e segna e conferma il costante impegno delle Comunità per il mantenimento e la riabilitazione di questo luogo santissimo, che nel suo silenzio e nella sua scarna nudità proclama eloquentemente l'essenza stessa della nostra Fede» scrive il Custode con gli altri due leader religiosi.

Il Progetto si articolerà in due fasi: una prima di studio per il monitoraggio dell'attuale situazione delle fondazioni e una seconda di restauro vero e proprio delle fondazioni e del pavimento. Come per l’intervento precedente, saranno due istituzioni accademiche e scientifiche italiane “di alto livello” (e ancora in fase di definizione), ad eseguire gli studi ed i lavori sotto la supervisione di un comitato congiunto locale.

Nel suo intervento di ringraziamento e saluto il Custode ha ricordato come l’esperienza di collaborazione tra le comunità cristiane abbia rappresentato per lui una «splendida esperienza», un passo importante, forse il più importante, sulla strada della cooperazione, destinato a continuare, con pieno successo, in questa seconda fase.

Già nel 1555 un’imponente opera di restauro era stata portata avanti dai Frati Francescani, che solo due anni fa hanno celebrato gli 800 anni di presenza per la custodia dei Luoghi Santi inaugurando il nuovo intervento.

«Periodicamente ci ritrovavamo per essere informati sullo stato di avanzamento dei lavori e per prendere eventuali decisioni condivise – ricorda fra Patton – se sorgevano problemi, cercavamo ovviamente di risolverli di comune accordo. Il lavoro al Santo Sepolcro, oltre al valore di aver restaurato il santuario più importante della cristianità, che custodisce la memoria della Risurrezione del Signore Gesù, ha un valore simbolico aggiuntivo: è segno di un importante lavoro di consolidamento, restauro e riabilitazione che riguarda le relazioni tra le nostre comunità cristiane.

Dal punto di vista interreligioso questo lavoro ha il valore di contribuire a ricordare che la comunità cristiana, seppur piccola, è una componente irrinunciabile di questa Terra. Politicamente il luogo è delicato perché si trova de facto in una città in cui diversi soggetti hanno da dialogare: Israele, Palestina, Giordania e la stessa comunità internazionale che tutela il cosiddetto Status Quo cioè i diritti di proprietà e d’uso delle comunità greco ortodossa, cattolico latina e armena. Noi speriamo che anche eventi come questo possano contribuire a quel dialogo che – ci ricordano costantemente i Papi che si sono succeduti nell’ultimo secolo – è la via alla pace».

Se per tutti i cristiani il Santo Sepolcro è in assoluto il più importante fra i Luoghi Santi, per i frati Minori esso ha pure un grande significato affettivo, legato alla storia della loro presenza laggiù. Già san Francesco in una delle sue lettere ricordava la venerazione per il sepolcro dovuta al fatto che lì giacque il corpo del Signore. «I primi frati arrivati qui nel 1217 cercarono prima di tutto di poter pregare in questo luogo e nel breve periodo in cui furono espulsi dalla Terra Santa, dopo la caduta del Regno Latino, tra il 1291 e il 1233, facevano avanti e indietro via nave da Cipro pur di poter pregare in questo luogo. Uno dei fondatori dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, p. Virgilio Corbo (1918-1991), una cinquantina di anni fa aveva anche condotto e poi documentato ricerche archeologiche molto importanti proprio nella zona del Santo Sepolcro, e questo suo lavoro ha facilitato anche gli studi preliminari al lavoro di restauro concluso 2 anni fa. Inoltre la nostra comunità francescana vive dentro la basilica del Santo Sepolcro ed è un privilegio unico quello di poter vivere e prestare servizio nel luogo che ha visto la vittoria di Cristo sulla morte, per cui poter realizzare lavori di restauro in questo luogo ha per noi, oltre che un valore pratico, uno straordinario valore affettivo».

Oltre al Santo Sepolcro sono circa 70 i santuari affidati alla Custodia: solo lo scorso anno era stato portato a termine il restauro della Grotta dell’Annunciazione a Nazareth grazie alla competenza di artigiani e tecnici provenienti dalla provincia di Bolzano e di Trento e i fondi di associazioni locali. E importanti sono anche tutti quei lavori legati all’impegno più “sociale” della Custodia, come le scuole e le case (“si custodiscono soprattutto le persone” aveva dichiarato Patton all’indomani della sua nomina).

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