Gli studi teologici? Insegnano a vivere

Dopo un nuovo anno di lezioni nel Polo teologico gli allievi del “Guardini” e dell’ITA parlano di scoperte “interessanti” anche per la vita

Lungo i corridoi del Seminario Diocesano, in queste calde giornate di giugno, succede di incontrare persone che passeggiano con un libro aperto e con l’aria tipica di chi, tra l’agitato e l’impaziente, attende il suo turno per fare quell’esame da lungo preparato. Perché il Seminario non è solo “la casa” dei seminaristi e dei preti anziani, o delle varie associazioni che lì si ritrovano, è anche la sede del “Polo Teologico” della nostra Diocesi, che comprende l’Istituto Teologico Affiliato (ITA) per i seminaristi; l’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) “Romano Guardini” per la formazione dei laici e la preparazione dei docenti di religione; la Scuola Diocesana di Formazione Teologica (SDFT) per chi è interessato e disponibile a un approfondimento sulla sua fede, vissuta o in ricerca. Ma vale la pena studiare la teologia e le scienze religiose oggi? Vale la pena pensare a un futuro lavorativo in questa direzione? Vale la pena usare preziose ore della giornata, magari anche dopo il lavoro o gli impegni familiari, per seguire lezioni di teologia? Che cosa può dare in più alla vita e alla fede, che corde muove, che prospettive apre?

Sono gli stessi studenti che, interrogati su questo tema, danno ragione della loro scelta e della passione con cui affrontano anche le fatiche dello studio. Da «sconosciuta e noiosa» la fede diventa «interessante», di più, «entusiasmante», perché «la conoscenza aiuta la fede» e «lo studio fa approfondire nozioni ed elementi che si danno per scontati, ma che sono fondamentali alla nostra vita cristiana». Le materie affrontate sono molte, e gli studenti raccontano della «filosofia che sviluppa il pensiero», della «storia e patristica che ci fanno sentire figli di una tradizione», della «Bibbia che è un tesoro sconosciuto di cui possiamo approfondire libri e concetti… cosa che da soli non faremmo mai…». C’è anche chi sottolinea la portata esistenziale di questo genere di studi, in quanto «insegnano a vivere», «accrescono la speranza», «aiutano ad affrontare le sfide di tutti i giorni», «sono l’unica chiave in termini contemporanei che ha da dire qualcosa di davvero interessante sull’uomo», «hanno la capacità di entrare con un principio di verità nella concretezza della vita umana», «offrono delle categorie di pensiero che permettono di avere una visione ricca della realtà e affrontare anche le sfide del mondo di oggi con una prospettiva storicamente lunga e teoricamente profonda». Non sono marginali neppure l’ambiente e le attività che accompagnano il corso di studi, e che permettono un’interazione ricca tra studenti e docenti, oltre a incontri fecondi tra generi e generazioni differenti, che si ritrovano “compagni di banco” nelle lezioni (lunedì, martedì, giovedì dalle 15.30 alle 19 e mercoledì mattina e pomeriggio) e “compagni di viaggio” nelle altre attività, come momenti liturgici, ricreativi, formativi condivisi.

Studenti e docenti sono “contagiosi” nel “dare ragione” della loro scelta; per avere informazioni si può chiedere a qualcuno di loro, che magari incontriamo nelle nostre parrocchie, o sono tra i nostri colleghi, amici, conoscenti. Oltre, naturalmente, ai canali “ufficiali”, quali il sito web (www.diocesitn.it/issr/) e la segreteria (0461/912.007) dove avere materiale informativo o prendere appuntamento con il Direttore e i suoi collaboratori.

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