Il Sudafrica di padre Aldo Chistè

Gli anni della segregazione razziale, le speranze suscitate da Mandela, le disuguaglianze che permangono

E’ in Sudafrica dal 1967 padre Aldo Chistè, comboniano trentino, originario di Pietramurata. Vi arrivò il 26 aprile di quell’anno, più di mezzo secolo fa – ricorda bene quella data – ed è sempre rimasto in Sudafrica, cambiando posto e regione Ha attraversato dunque gli anni oscuri dell’apartheid – la segregazione razziale che discriminava la maggioranza nera -, i momenti splendidi della liberazione, dopo un lungo e doloroso travaglio, per opera di quel formidabile statista di nome Nelson Mandela, e poi, via via i tempi successivi della stabilizzazione e consolidamento della nuova democrazia.

Abbiamo incontrato padre Aldo arrivato in Trentino per una breve vacanza; ai primi di luglio riparte. Seduto su una panchina in un piccolo parco della collina, ci racconta per bevi tratti quella sua vita in Sudafrica, i tanti viaggi, le andate e i ritorni, i diversi posti dove i superiori lo hanno mandato a seconda delle necessità. E nello sguardo si intravede una profonda aderenza alla sua missione, una dedizione totale ad un ideale cristiano ed umano allo stesso tempo.

Racconta del regime segregazionista, di quando i neri non potevano frequentare gli stessi posti dei bianchi, nelle strade e sui tram, neppure a scuola e negli ospedali. Una separazione segnata da ripetuti, continui cartelli (“Only White”), che era una pesante umiliazione. Loro, i comboniani, davano ospitalità ai catechisti neri e non potevano: se fossero stati scoperti sarebbero stati sanzionati, ma lo facevano lo stesso. Fino a quell’articolo del 1971 scritto da 7 teologi di diverse chiese – ricorda il missionario – in cui si diceva chiaramente che per i cristiani non ci sono differenze tra bianchi e neri, e meticci (coloured), tra donne e uomini, tra le persone in genere, tutte uguali davanti a Dio. Venne allontanato anche padre Aldo, ma poi in qualche modo riuscì a cambiare posto e a rimanere ottenendo una residenza temporanea, operando per circa 9 mesi in una zona bianca a Pretoria. Finché poi il 28 dicembre 1972 arrivò la residenza permanente.

Gli chiediamo se e come è cambiata la missione negli ultimi anni. “Non direi – osserva padre Aldo -, noi continuiamo con le stesse cose, il medesimo messaggio che è un messaggio di fede, di fratellanza e di pace”. La missione continua. Anche se il quadro istituzionale e legislativo è cambiato in questi tempi, anche se c’è una sorta di preferenza normativa che favorisce i neri e le donne non sono più così bistrattate e oppresse, ci sono sempre degli anelli deboli e in talune circostanze possono essere anche i bianchi, quelli che non godono di una posizione economica privilegiata, e allora emigrano, vanno in Australia e in Canada. Oppure i tanti immigrati che arrivano, e ne arrivano tanti davvero, dal Mozambico, dalla Somalia, dalla Nigeria e dagli altri paesi vicini. Si osservano a volte dinamiche sociali che risultano per lo più uguali in ogni parte del mondo: come quella che chi arriva – ed è scappato per fuggire la fame o le carestie o la guerra – si adatta ai lavori più pesanti e più umili. Arrivano in tanti anche dal Pakistan e dal Bangladesh e mettono su piccoli negozi e attività artigianali varie e capita che qualche volta queste ondate suscitino la ribellione dei residenti, che distruggono e saccheggiano. Insomma, un quadro sociale ed esistenziale complesso e stratificato, dentro un alone che però volge gradualmente al miglioramento delle condizioni di vita della gente, anche se permangono ancora grosse diseguaglianze, da ridurre.

Il nuovo presidente Cyril Ramaphosa (dopo la non lusinghiera presenza di Jacob Zuma, segnata da scandali e corruzione) sembra intenzionato a riprendere la luminosa esperienza di Nelson Mandela: il potere come servizio e non come occasione per un arricchimento personale. Il partito di Mandela, l’Anc (African National Congress), in calo nei consensi, pur tuttavia mantiene la maggioranza assoluta in parlamento.

Dopo 25 anni dalla liberazione si spera in nuovi slanci per una politica al servizio delle persone. Dopo 52 anni anche padre Aldo Chistè ritorna nel suo amato Sudafrica, a fare la sua parte.

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