Preti con lo zaino, i ritratti di Bepi Grosselli

Non sarà mai un mestiere, tanto meno retribuito, ma il “prete di montagna” merita un’attenzione particolare, perchè nell’abbondante letteratura di montagna, sono rari i titoli sulle guide spirituali in alta quota.

Il libro di mons. Giuseppe Grosselli riempie questa lacuna: non solo dando riconoscenza ai sacerdoti che hanno guidato varie generazioni alla scoperta delle montagne trentine, ma anche rilanciando il valore del cosiddetto turismo sociale.

Edito da Vita Trentina e impaginato con un vivace apparato fotografico, Preti con lo zaino si compone di una trentina di ritratti – per nulla retorici o agiografici – di sacerdoti scomparsi o ancora viventi (da don Martino Delugan a don Onorio Spada, da don Josef Hurton a don Stefano Maffei, primo Accompagnatore di territorio) che hanno testimoniato un particolare sullo stile pedagogico nella loro opera che ha portato tanti ragazzi ad avvicinare per la prima volta la montagna, innamorandosene. La ricerca, non a caso, era partita proprio da una sollecitazione della SAT nell’ambito dell’annoso confronto su come arginare la “fuga dei giovani” dalle terre alte.

Dalla ricognizione di Grosselli emerge nel sacerdote/guida una concezione rispettosa e riconoscente della montagna come “mezzo” e mai come fine, assorbita spesso negli anni del seminario attraverso le esperienze estive.

Preti con lo zaino. La copertina del libro di Giuseppe Grosselli

“Per il ‘prete con lo zaino’ – scrive Diego Andreatta nella presentazione – l’uscita dalle tenda all’alba, la  gita sotto le guglie dolomitiche o la veglia delle stelle, nella loro manifestazione della grandezza del Creatore, diventano gli ambienti ideali per favorire un incontro autentico: delle persone fra loro, con il Creato, con la Parola di Dio, con la propria vocazione”.

Ma i “preti con lo zaino” non sono mai escursionisti solitari. Nel capitolo conclusivo del volume vengono ricordati tanti altri preti che assieme alle loro comunità hanno valorizzato la montagna, dotandosi di proprie strutture come le “Case per ferie”, trasferendo nei campeggi estivi lo stile gioioso e formativo dell’attività oratoriana. In più, l’accoglienza destinata da molte comunità trentina a chi viene da fuori diocesi.

Sono “una razza in via d’estinzione” i preti montanari? No, non sono scomparsi – è la risposta al termine del volume – ma “la collaborazione dei laici – scrive don Grosselli – ha consentito loro di alleggerire il proprio zaino dalle preoccupazioni organizzative e burocratiche per potersi dedicare alle relazioni umane, alla preghiera e all’annuncio del Vangelo. E non è poco”.

Il libro, arricchito da una bibliografia locale ben curata, si presta ora ad un confronto su aspetti decisivi del turismo montano, sulla sua funzione umanizzante e sulla sua responsabilità nei confronti del Creato. Per questo può rappresentare una sorta di “punto di partenza” per un dibattito che le comunità turistiche potrebbero tenere vivo.

Dalla “memoria” alla “pedagogia”, insomma, perchè il movimento del passato non venga a cessare: “per la crescita delle nuove generazioni – avvisa Grosselli -, ma anche della nostra gente che, sul turismo, si gioca il pane quotidiano”.

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