Educati allo sport, un campo da calcio

È a suo agio Damiano Tommasi su un campo da calcio, e lo è ancora di più quando ha a che fare con i giovani. A Trento per il terzo incontro del ciclo “Accompagnare”, percorso per giovani e adulti organizzato dalla Diocesi, dall’Azione Cattolica e dalla Scuola diocesana di Formazione Teologica, il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori ha raggiunto il Vigilianum passando dal campo sportivo dell’Oratorio del Santissimo dove si stavano allenando i pulcini dell’Invicta Duomo, che lo hanno accolto con il contagioso entusiasmo della loro età. Qualche palleggio, una serie di passaggi sul cerchio di centrocampo e la sfida di precisione a fare goal dalla distanza proposta da Tommasi ai piccoli calciatori, ancora increduli di aver ricevuto la visita dell’ex campione che in carriera oltre alla vittoria dello Scudetto con la Roma ha indossato la maglia della nazionale per 25 volte, Mondiali di Corea e Giappone 2002 compresi.

Damiano Tommasi è però decisamente a suo agio anche davanti a un microfono, qualità che ha sempre dimostrato, eccellenza tra i calciatori pensanti, che nella sua nuova veste di massimo rappresentante della categoria ha affinato ancora di più. Una dote apprezzata dai tanti presenti nel tardo pomeriggio di martedì 8 ottobre all’appuntamento con “Calcio e Parrocchia, comunità che accompagnano”, l’ incontro più che mai azzeccato nella settimana del Festival dello Sport, che lo ha visto protagonista assieme a Federica Costantin, educatrice dell’Azione Cattolica di Vicenza.

Fin dalla presentazione Tommasi ha sottolineato il suo essere padre di sei figli, prima ancora che calciatore o presidente dell’AIC, ruolo fondamentale per poter comprendere l’importanza dell’accompagnare e trasferire il messaggio formativo anche nell’operato istituzionale: “Far crescere i giovani come cittadini deve essere il nostro obiettivo primario, molto prima della ricerca dei risultati e delle vittorie”. Su questo Tommasi ha le idee chiare, spinto anche dai dati che confermano il prematuro abbandono dell’attività sportiva da parte di troppi giovani a cui magari gli allenatori concedono poco spazio in campo: “L’obiettivo della Nazionale di Mancini che deve qualificarsi all’Europeo non può essere lo stesso obiettivo delle nostre formazioni giovanili, per questo gli allenatori hanno una grande responsabilità in quanto figure di riferimento per i giovani, ma tutto l’ambiente sportivo deve svolgere al meglio il compito di comunità educante, una sfida per la quale serve l’impegno e la sensibilità di tutti, genitori compresi”.

Due i riferimenti illustri citati da Tommasi nell’incontro, perché come don Milani si chiedeva come bisogna essere per poter fare scuola, anche gli allenatori devono riflettere soprattutto sul loro essere per riuscire nell’obiettivo; mentre riguardo al concetto di gioco di squadra è illuminante lo spunto che l’ex campione ha trovato nei dialoghi tra Papa Francesco e il rabbino capo della comunità ebraica di Buenos Aires: come il dialogo tra diversi nasce, prima ancora che nell’ascolto, nel fare spazio dentro sé stessi per quello che l’altro ha da dire, anche la capacità fare squadra inizia nel prevedere uno spazio per l’altro ed i suoi bisogni. E anche qui Tommasi non manca di evidenziare l’importanza di una figura in grado di accompagnare: ”Lo sport è mettersi in gioco con gli altri, le individualità da sole non bastano, il segreto sta spesso nella capacità dell’allenatore di dare quel qualcosa in più che serve ad essere squadra, una comunità dove ognuno ha il suo ruolo, come nella vita di tutti i giorni”.

In chiusura c’è spazio per due consigli, il primo, letterario, è “Goals, 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili”, di Gianluca Vialli: una raccolta di spunti in cui lo sport diventa qualcosa di più, una rappresentazione di valori alti. Il secondo consiglio invece è cinematografico, perché “Ritorno al Futuro” non è solo un film per ragazzi ma è la metafora di come le scelte fatte influenzano la storia di ognuno di noi. Un simbolo e un esempio da seguire, come lo sono, secondo Tommasi, quei genitori capaci di accompagnare i propri figli a fare attività sportiva restandogli a fianco e non davanti o dietro, ma soprattutto senza voler portare la borsa al posto loro, anche se a volte è difficile.

Quest'articolo fa parte della rivista Accogliere fa crescere
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