Don Samuele Monegatti, isolato per il il coronavirus ma con le persone vicine

Don Samuele Menegatti celebra la Messa in streaming dalla canonica dell’oratorio

È stata un’emozione molto intensa: ero in attesa assieme ad altri malati, nella sala d’aspetto del Pronto Soccorso all’ospedale Santa Chiara e mi sono sentito ‘a casa’. Eravamo tutti accomunati dalla stessa problematica e lì ho capito cosa significhi essere sacerdote con e per gli altri, soprattutto i sofferenti”. E’ uno dei ricordi più forti di don Samuele Monegatti, 32 anni, cappellano nelle parrocchie di Mezzolombardo, Nave S. Rocco e Zambana e insegnante di religione alla scuola media di Andalo, che accetta di ripercorrere la malattia per Vita Trentina. “Ho riscontrato i primi sintomi – raffreddore, febbre, spossatezza – l’8 marzo e sono stato sottoposto a tampone il 17 al Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Trento, benché a quel punto avessi pochi dubbi circa l’esito: positivo al coronavirus”.

Don Samuele non è stato poi ricoverato in ospedale, ma ha vissuto un lungo periodo in isolamento. “Le mie condizioni sono sempre state buone, quindi la preoccupazione era soprattutto quella di aver contagiato qualcuno. Ora posso dire che solo una persona direttamente collegata a me è stata male e di questo ringrazio Dio. Ho trascorso il tempo della malattia e della convalescenza in canonica, perciò mi ritengo molto fortunato. Tuttavia è stata un’esperienza piuttosto lunga, perché solo il 25 aprile ho avuto il risultato del secondo tampone negativo”.

Nel periodo dell’isolamento la tecnologia gli è stata di grande conforto. “Mi ha permesso di mantenere i contatti con la famiglia, gli amici e le comunità parrocchiali e di proseguire l’insegnamento attraverso le video – lezioni”, sottolinea il giovane cappellano, secondo il quale il ricorso alla comunicazione digitale è stato un aspetto significativo e innovativo nellapastorale, sia per non perdere i contatti con le persone sia per diffondere le celebrazioni in streaming.

Don Samuele ha continuato a celebrare in una cappellina ricavata da un locale della canonica. “Inizialmente durante l’Eucarestia si univano a me in videochiamata alcune persone, così potevamo pregare assieme. In seguito, con il parroco don Mario, abbiamo pensato di trasmettere su YouTube le Messe, però in canonica non era possibile ammettere nessuno a causa dell’isolamento fiduciario”.

Don Samuele ha però escogitato una soluzione: chiedere ad alcuni parrocchiani di collegarsi online per partecipare attivamente alle dirette leggendo le letture, proponendo dei canti e rispondendo al sacerdote nelle parti dialogate.

Grazie alla loro disponibilità si è creato un gruppo interparrocchiale di volontari – osserva Monegatti – “e così adesso a turno tre persone sono virtualmente presenti con noi nella cappellina in modo da rendere più viva e partecipata la celebrazione. Abbiamo anche coinvolto i bambini che avrebbero dovuto ricevere la Prima Comunione: le catechiste hanno chiesto loro di scrivere delle preghiere e di registrare dei messaggi vocali che poi sono stati riprodotti durante l’Eucaristia. Possiamo dire – la conclusione del giovane sacerdote – che il coronavirus ci ha fatto trovare nuove vie per essere vicini alle persone”.

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