Fine scuola in carne ed ossa al Cfp Veronesi di Rovereto

Alcuni momenti dell’incontro degli alunni delle “Veronesi”.

Chi non ricorda l’ultimo giorno di scuola? Il suono del campanello, gli ultimi saluti e le grida di esultanza degli alunni mentre escono dalle aule. E magari un gelato o una pizza insieme con gli insegnanti, per dirsi “arrivederci”. Quest’anno invece no, tutte le classi si devono salutare solo virtualmente, a distanza.

In questo fine anno malinconico una notizia lieta viene dalle Scuole Paritarie G Veronesi di Rovereto (elementari e medie) che si sono organizzate per salutare i propri alunni dal vivo, usando questa volta solo i propri occhi, come ci spiega in quest’intervista la dirigente scolastica Olivia Olivo.

Dottoressa Olivo, quando e da dove è nata l’idea di permettere alle classi di incontrarsi tra compagni ed insegnanti?

Durante i periodi di didattica a distanza, una delle cose che abbiamo imparato, anzi riscoperto, è il valore della presenza. Il desiderio che abbiamo, il bisogno che sentiamo tutti è di ritrovarci. Perciò, la notizia di incontri organizzati da alcune scuole in altre parti di Italia ci ha provocati ad una sana imitazione e, approfittando della progressiva riapertura, abbiamo pensato di concludere questo particolarissimo anno scolastico con un momento di incontro “vero” con i nostri alunni. Nel rispetto di tutte le misure di sicurezza, intendiamoci: voler bene implica rispettare la salute dell’altro! Quindi brevi momenti per classe, all’aperto, organizzati in modo da garantire il necessario distanziamento… ma vedendoci e sentendoci in carne ed ossa!

In una fase in cui nel mondo della scuola si è osservata una certa prudenza (per taluni eccessiva), voi volete mostrare un coraggioso senso di responsabilità…

La prudenza è una virtù, specie quando ci sono di mezzo la vita e la salute delle persone… D’altra parte, anche il bisogno di relazione è fondamentale, direi vitale. Non c’è virtualità che possa sostituire la presenza… Tutta l’avventura del crescere accade in un rapporto che coinvolge ragione, affezione, corporeità. Abbiamo fatto le opportune verifiche, abbiamo discusso con gli insegnanti sui pro e i contro dell’iniziativa e siamo arrivati alla conclusione che possiamo creare le condizioni per “osare” in ragionevole sicurezza ed offrire questo dono ai nostri alunni e a noi stessi.

Come e dove si svolgeranno gli incontri tra gli insegnanti e le loro classi?

Con i bambini della primaria ci incontreremo nel bel prato di via Saibanti, con i ragazzi delle medie al giardino di S. Giorgio (abbiamo avvisato le autorità competenti), che è vicinissimo alla nostra secondaria di primo grado. A maggiore garanzia della sicurezza, le classi sono invitate in orari diversi.

Quale messaggio volete lanciare agli alunni e ai loro genitori?

Molto semplicemente desideriamo dire a ciascuno di loro, con questa iniziativa: “Mi stai a cuore, sono felice che tu ci sia, ho bisogno di te…”.

Qualche giorno fa avete organizzato come scuola anche un incontro virtuale con il Vescovo Lauro per tutta la comunità scolastica…?

È stato un grandissimo dono, che ci ha commossi, confortati, rallegrati! Non abbiamo potuto concludere quest’anno scolastico insieme, come facciamo solitamente. Ma abbiamo avuto un momento bello e significativo grazie al nostro Vescovo Lauro! Attraverso la voce di bambini, ragazzi, genitori, insegnanti e responsabili della scuola gli abbiamo presentato motivi di ringraziamento, preghiere e domande che ci stanno a cuore. E lui, raccontandoci di sé, ci ha rilanciato l’importanza del desiderio, della comunità, della certezza che siamo amati… E ci ha augurato (“Qualche mese fa non avrei osato dirlo…”) di tornare presto a scuola, visto che tutti ne abbiamo nostalgia!

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