Finonchio, domenica la festa per i 90 anni del rifugio Filzi

Il Rifugio F.lli Filzi sul Finonchio

A essere precisi la data era il 13 luglio, ma il rispetto delle misure di sicurezza legate all’emergenza Covid ha spinto a rinviare di qualche settimana e a preparare con cura i festeggiamenti per il 90° anniversario del rifugio Filzi sul Finonchio. Così Alberto Giovannini e Monica Guerresi, la coppia di gestori ai quali la Sat ha affidato sei anni fa la struttura che, situata a 1603 metri, domina buona parte della valle dell’Adige offrendo uno splendido skyline di vette e ghiacciai delle Alpi non solo trentine, hanno scelto per celebrare l’evento la giornata di domenica 23 agosto.

L’evento sarà preceduto sabato 22 da un concerto live di fisarmoniche che intratterranno gli ospiti a pranzo attirando verso il rifugio chiunque si affaccerà sui grandi prati sui quali si adagia morbidamente la cima del Finonchio, montagna storicamente “di confine” tra regno d’Italia ed impero austroungarico, dove termina la propaggine orientale degli Altipiani Cimbri e il cui territorio appartiene a ben cinque Comuni: di Rovereto, Volano, Calliano, Terragnolo e Folgaria.

Un interessante opuscolo (Il Rifugio “F.lli Fabio e Fausto Filzi” sul Finonchio, Edizioni Mafrini 2005) prodotto dalla Sezione Cai-Sat di Rovereto a cura di Bruno Galvagni, riporta il racconto, condito dalla pomposa retorica dell’epoca, dell’inaugurazione del rifugio, avvenuta domenica 13 luglio 1930, preso dal giornale “Il Brennero”, la cui cronaca due giorni dopo riporta la notizia che per questa “festa di bandiere, di sole e di popolo” sono affluiti a Serrada “le rappresentanze degli alpinisti di Rovereto, Trento, Riva del Garda e Verona”.

Tutti diretti alla “cerimonia sulla soprastante vetta del Finonchio, avvolti a tratti da caligini di nebbie e di nubi. Rombo di motori e risa argentine di gioventù su per l’angusta ed erta strada ex militare che, riattata per la circostanza dalla Società Alpinisti, si snoda da Serrada al Rifugio attraverso ombrose piante di resina e ripidi, verdeggianti scoscendimenti. Quando ancor prima delle 10 arriviamo al Rifugio – prosegue il cronista – dietro file allineate di macchine, giunte da ogni dove, è una massa festante di popolo che indossa i caratteristici, variopinti costumi alpini, offrendo allo sguardo gradito contrasto col colore dei prati. Molte sono le associazioni patriottiche e sportive che hanno inviato rappresentanze col vessillo: da Rovereto, da Folgaria e da altri centri della Vallagarina ed il numero della gente cresce a dismisura allorché s’avvicina l’ora stabilita per l’inizio della cerimonia. Il Presidente della Società Alpinisti di Rovereto, avv. Gino Pedò con tutti i membri di direzione e l’ideatore-costruttore del Rifugio, che reca sopra la grande veranda a vetri la scritta “Fabio e Fausto Filzi”, conte ing. arch. Pierino Marzani, sono a ricevere autorità e rappresentanze che si alternano nella visita al fabbricato, oggetto di ammirazione e di elogio da parte di tutti. Quando si avvicinano al Rifugio i genitori di Fabio Filzi: medaglia d’oro signora Amelia e comm. Prof. Giambattista, la folla saluta entusiasticamente ed un gruppo di signore offre a nome della Legione Trentina un grande mazzo di fiori alla Madre eroica”.

La Messa viene celebrata “su un minuscolo altare collocato sulla piattaforma di un pesante autocarro” da un sacerdote e cappellano militare giunto appositamente da Brescia, don Angelo Barcellandi. “Il rito – si conclude l’articolo – è compiuto quando la signora Filzi taglia il simbolico nastro tricolore teso davanti al Rifugio e, seguita da tutte le autorità entra nella veranda, ove spiccano le effigi di S.M. il Re, del Duce, di Fabio e di Fausto Filzi, queste due tutte rivestite di rododendri e di stelle alpine”.

Questa la cronaca della giornata inaugurale, ma la storia del rifugio Finonchio affonda le sue radici all’inizio del secolo scorso. Ricorda ancora Galvagni che come riferito dal Bollettino Cai-Sat del maggio-giugno 1914 – il delegato per Rovereto della Sat “convocò ripetutamente nella sede sociale alcuni cittadini allo scopo di discutere sull’opportunità di ultimare la costruzione della struttura iniziata anni addietro per opera di uno speciale comitato con alla testa i soci Caberlotto e Braga”. Proposta accolta con favore sia perché il Finonchio era ormai diventato “uno dei centri preferiti dagli amanti dello sport invernale” sia perché la spesa richiesta non era considerata “molto sensibile” e “la cittadinanza” avrebbe “concorso volentieri col suo obolo per rendere possibile al comitato di ammanire in breve tempo il piccolo capitale che occorre per effettuare il progetto”.

L’iniziativa è stoppata poche settimane dopo dallo scoppio, il 28 luglio, della Grande Guerra che nel 1915 porta all’evacuazione e alla deportazione dei residenti in tutti i Comuni del Finonchio. Il cui territorio, pur coinvolto marginalmente nelle operazioni belliche, viene occupato dall’esercito austroungarico. Tra le vittime dell’immane conflitto concluso con la restituzione del Trentino all’Italia, ci sono anche i fratelli irredentisti roveretani Fabio e Fausto Filzi.

A rilanciare una decina di anni dopo, in pieno regime fascista, il progetto del rifugio sul Finonchio, è un articolo firmato da Gino Pedò nell’Annuario Sat 1929-30. Il testo rivela che “la necessità del rifugio sul Finonchio” tornava a farsi sentire. “L’escursionismo si sviluppava in tutte le classi sociali – scrive Pedò – e colla moda della villeggiatura di montagna divennero centri importanti di forestieri Folgaria e Serrada. E il Finonchio, troppo bello e troppo comodo da Rovereto (ore 3), da Folgaria (ore 1 e mezza) e da Serrada (tre quarti d’ora) veniva sempre più preso di mira per escursioni da Rovereto e per passeggiate da Serrada e Folgaria. Inoltre sorse e si propagò rapidamente in tutta la zona lo sport degli sci, e naturalmente il Finonchio, colla sua estensione di prati, attirò subito anche gli amanti del nuovo sport”.

La sezione Sat di Rovereto, nata nel 1919, si fece carico del nuovo progetto affidato all’architetto e conte Pietro Marzani. Nella primavera del 1929 si formò un altro comitato esecutivo che iniziò subito la raccolta dei fondi ai quali contribuirono enti ed istituzioni di Rovereto ma anche molti privati. Si arrivò così all’inaugurazione dell’anno dopo.

Il rifugio chiude nuovamente durante la seconda guerra mondiale, dalla quale esce completamente distrutto “dai soldati e dai vandali”. Ma neanche questa volta gli amanti del Finonchio si perdono d’animo e nel 1956 l’assemblea annuale della sezione roveretana della Sat decide per la ricostruzione del rifugio potendo contare però questa volta anche sul finanziamento della Regione. Il progetto viene affidato ancora all’architetto Pietro Marzani, che per garantire più protezione disegna una struttura diversa, non più “tipo chalet” ma con le caratteristiche edilizie ed estetiche attuali, a prova di quelli che lui chiamava “visitatori rapaci”: forma rettangolare, volta semicilindrica, travi prefabbricate di cotto armate e cappa di cemento, finestre con saracinesche di ferro, una forma solida ed elementare.

La realizzazione viene affidata all’impresa del geometra Italo Tobia ma i costi lievitano e i lavori si concludono nel 1959. Nell’autunno di quell’anno il nuovo rifugio “Fabio e Fausto Filzi” viene nuovamente inaugurato dalla Sat, ma questa volta più in sordina, alla presenza delle autorità civili e religiose e di una cinquantina di soci. I festeggiamenti odierni sono quindi un’occasione per ricordare oltre al novantesimo anche il sessantesimo anniversario della struttura. In seguito, altri lavori di sistemazione vennero effettuati nel 1983-84. L’edificio che conosciamo oggi è infine frutto di un importante intervento di ristrutturazione e riqualificazione voluto dalla Sat, finanziato dalla Provincia e conclusosi nel 2014 con una terza festa inaugurale.

Ultima opera in fase di completamento è l’acquedotto i cui lavori finanziati dal Comune di Rovereto stanno per terminare. L’allacciamento alla rete idrica darà ulteriore impulso all’attività del rifugio. Gli attuali gestori sono due ristoratori mantovani, Alberto Giovannini e Monica Guerresi, che con la loro affabilità e abilità di cuochi hanno conquistato la simpatia e “il palato” di molti, richiamando ancora una volta sul Finonchio tanti escursionisti e un crescente numero di bikers non solo trentini provenienti soprattutto dal Moietto e da Serrada. Insomma, il rifugio F.lli Fabio e Fausto Filzi è oggi un punto di riferimento irrinunciabile per il turismo green sull’Alpe Cimbra e del Trentino.


Il programma dei festeggiamenti:

per il novantesimo anniversario dell’inaugurazione del rifugio Finonchio prevede sabato 22 agosto un’esibizione di fisarmonicisti che inizierà alle 12-00, mentre domenica 23 agosto alle 11.00 il Parroco di Folgaria, don Giorgio Cavagna, celebrerà la S. Messa e alle 15.30 il Coro Martinella di Serrada proporrà alcuni canti tra i quali alcuni eseguiti nel 1930 dal Coro della Sosat. Il pranzo, solo su prenotazione (un piatto unico cucinato dal rifugio e chiamato “Il rancio del soldato”) sarà servito in tre turni – alle 12.00, alle 13.00 e alle 14.00. Funzionerà anche un punto di asporto con bibite, dolci e panini farciti. I grandi prati del Finonchio accoglieranno tutti rispettando le norme del distanziamento per garantire la massima sicurezza. Parteciperanno le autorità dei Comuni e della Comunità dell’Alpe. Visto il periodo, alla festa sono attesi oltre ai residenti anche i villeggianti degli Altipiani.

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