Si è conclusa la Rise Experience 2020, quattro giorni di trekking e confronto per i giovani

Un modo nuovo di approcciarsi al trekking, quello dei giovani di Rise Experience. Foto Facebook Rise Experience Project

Si è conclusa oggi la Rise Experience 2020, il particolare trekking di quattro giorni sulle montagne del Lagorai, ideato e realizzato da quattro giovani e rivolto a quindici coetanei, tutti poco più che maggiorenni, allo scopo di valorizzare il territorio in una modalità innovativa e particolare.

“Un’iniziativa fatta da giovani, per i giovani e con i giovani”, la definiscono gli organizzatori, tutti trentini, nata qualche tempo fa dal progetto Itaca, promosso dall’associazione Rondine Cittadella della pace, con il sostegno della Fondazione Vodafone Italia.

È proprio all’interno di Rondine, l’organizzazione che, nel borgo toscano da cui prende il nome, dagli anni 80 fa incontrare, confrontare e studiare assieme giovani provenienti da paesi in conflitto tra loro, che Matteo Andreatta e Nina Nicoletti hanno assimilato i metodi di confronto e condivisione che hanno voluto riportare in Trentino, mettendo a punto il progetto. Per trasformare l’idea in un qualcosa di concreto si sono quindi aggiunti anche Pietro Deavi e Stefano Calzà, due scout appassionati di montagna, e così dopo alcuni mesi per la verifica dei luoghi, del percorso e dei contenuti, gli accordi coi rifugi e con una guida di media montagna, ed infine la paura di dover rimandare tutto per via delle regole imposte dal Covid, i ragazzi sono finalmente partiti verso il Lagorai.

Un percorso che ha portato il gruppo di giovani da malga Sorgazza a Cima d’asta, dal rifugio Brentari a malga Conseria per concludere, dopo tre giorni, con l’arrivo al rifugio Carlettini. Tanti e di rilievo i temi e gli spunti di riflessione e confronto affrontati durante il cammino: comunità, consapevolezza storica e ambientale, interiorità, trasformazione del conflitto. “L’idea di fondo – ha spiegato infatti Nina Nicoletti – è quella di un’esperienza di giovani alla pari, dove nessuno insegna niente, ma tutti possono imparare confrontandosi su alcuni spunti. Il cammino, la fatica, i paesaggi, lo stare insieme, creano il clima ideale per sentirsi liberi di esprimersi su ogni argomento”.  

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