Prima in A, Filippo Pizzini ci racconta l’esordio con la sua Trento

Filippo Pizzini al palleggio

La prima volta, quella che non si scorda mai, Filippo Pizzini l’aveva già vissuta a febbraio, con l’esordio in Champions League nel match vinto dalla Trentino Volley contro gli svizzeri dell’Amriswil. Da allora sembra passata un’epoca, il giovanissimo regista ha proseguito il suo percorso nelle giovanili con l’UniTrento Volley di Serie A3, mentre la pandemia globale ha svuotato gli spalti dei palazzetti, BLM Arena compresa, dove Pizzini nella serata di mercoledì 25 novembre ha vissuto l’emozione dell’esordio in Serie A, nonostante la sconfitta casalinga subita da Vibo Valentia.

Filippo, è stato più emozionante l’esordio in Serie A o quello in coppa?

Sicuramente la prima volta è quella che mi sono goduto di più: la prima in Champions League per me ha rappresentato l’ingresso nel mondo dei grandi, è stato un qualcosa di eccezionale. Oggi sono contento di avere la possibilità di dare una mano alla squadra in un momento così difficile come questo, con tutti e due i palleggiatori che mancano. Per fortuna Nimir sta facendo un lavoro eccezionale, merito a lui che dopo qualche anno ancora si ricorda come si palleggia.

Com’è stato scendere in campo senza il tifo del pubblico?

Non è esattamente il debutto in Serie A che un bambino sogna. Va detto però che noi pallavolisti e noi sportivi in generale siamo dei privilegiati, perché in questo momento non tutti hanno la possibilità di svolgere il proprio lavoro. Non nego che con il pubblico avrebbe avuto un sapore diverso, perché il tifo, soprattutto a Trento, dà una carica speciale, ma è stato bello ugualmente.

Quando hai esordito in Champions c’era ancora il pubblico sugli spalti. Che differenze hai notato?

Con il pubblico è da pelle d’oca. Il tifo di Trento non molla mai ed è il settimo giocatore in campo, non averlo è un punto in meno, ma è così anche per altre squadre. In questa situazione però la priorità non è far entrare il pubblico nei palazzetti ma cercare di fermare i contagi.

Come state vivendo all’interno dello spogliatoio questa particolare situazione?

Si vive alla giornata. Un giorno è tutto tranquillo e si gioca, il giorno dopo salta fuori un positivo e quindi non si gioca. Siamo sempre in attesa delle decisioni della Lega Volley o della Cev, facciamo tantissimi tamponi a settimana, e soprattutto cerchiamo di fare di necessità virtù, prendendo tutte le precauzioni del caso, perché la prima cosa è tutelare la nostra salute.

Dal punto di vista sportivo che stagione è?

Sono l’ultimo che può parlarne, essendo comunque esterno al gruppo della prima squadra, dove sto andando soltanto a dare una mano. Sicuramente il clima nello spogliatoio è buono. È una situazione particolare in cui è impossibile fare programmazione, ma si cerca di dare il massimo e si lavora bene.

Personalmente che obiettivi ti poni?

Voglio aiutare la squadra nei limiti del possibile, facendomi trovare pronto, anche solo per una rotazione, ogni volta che il coach Lorenzetti deciderà di chiamarmi in causa. Il futuro è tutto da vedere, tanti fattori rendono questa annata difficile da decifrare, ma poter giocare nella società dove sono cresciuto – a parte l’esperienza a Volano – rappresenta un sogno.

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