Se un carabiniere unisce l’Italia in versi

Foto © Gianni Zotta

Lo spunto

Potrebbe sembrare strano che un carabiniere scriva una canzone sugli Alpini. Ma per Gennaro Riccio, luogotenente e maresciallo della Benemerita, in pensione ma sempre “presente”, scrivere è una passione che lo porta ad occuparsi di poesie, teatro, personaggi e situazioni. Si definisce “più trentino dei trentini” perché in questa terra ha passato gran parte della sua vita, lui che proviene da una terra di mare, quale è la costiera amalfitana. Partendo quindi dalle esperienze della recente Adunata del 2018 per giungere all’impegno che gli Alpini della nostra sezione hanno riservato nei momenti della pandemia, il luogotenente Riccio ha dedicato una canzone proprio alla “blasonata” Sezione Ana di Trento. Nel corso di un breve, ma sentito momento di incontro con il presidente Frizzi e il presidente emerito Pinamonti, l’autore ha presentato il testo della canzone e il presidente Frizzi ha voluto ringraziarlo consegnandogli un attestato di benemerenza.

L’Alpino, dicembre 2020

Cient’ann’ so’ passat’
pe’ st’ANA ‘e Trent’ blasunat’
ma è semp’ affascinant’
c’‘o cappiell’ e ‘a penna nera e janca!
É nu cuorp’ ‘e muntagn’,
valor’ mostr’ ogn’ ‘stant’…
Oje Alpin’, Trentin’ Alpin’,
patriot’ Italian’,
ca’ semmenen’ bene e pace,
p’‘o munn’ ‘nter’e pe’ stu bell’ Stival’!

Bene e pace per tutto lo Stivale… e poi la canzone continua richiamando un “non esiste l’impossibile” che tiene alto il tricolore con spirito di fratellanza. Gli Alpini sono sostegno alle calamità, ma, “cu anema e core” sanno anche “asciugare lacrime ai bisognosi”.

Questi versi sono un omaggio agli Alpini, ma non sta qui il loro significato, oggi che l’Italia si trova ad attraversare un momento difficile nei rapporti civili e nelle relazioni umane. Sta nel fatto che gli Alpini, radicati sulle montagne, abbiano chiesto e accolto una canzone-manifesto, dopo la grande adunata del 2018, a un carabiniere nel dialetto napoletano della sua terra, la Costiera fra il Golfo di Napoli e quello di Salerno. È una terra di montagna che si immerge nel mare. Le Dolomiti, invece, si protendono nel cielo, lungo i raggi di luna delle leggende fassane. Una combinazione esemplare, che fa comprendere come i versi sugli Alpini, quindi, non siano stati scritti per celebrare, ma per unire.

L’autore, il “Maresciallo Riccio” è ben conosciuto e apprezzato a Trento, dove ha svolto la sua carriera “dentro” le investigazioni più difficili e delicate, da Tangentopoli a Stava.

Riccio conosce tutto del Trentino, le luci e le ombre. Ama e apprezza questa terra, senza nascondersene difetti e limiti. Nelle sue precedenti pubblicazioni (già cinque libri di successo, i cui proventi sono andati a sostegno delle famiglie dei carabinieri caduti in servizio) ha avuto l’intuizione di mettere in dialogo, quasi una brillante sceneggiata teatrale, San Vigilio patrono di Trento e San Gennaro patrono di Napoli, due santi molto diversi, ma vicini nei secoli della prima evangelizzazione.

E se Gennaro lamenta che i suoi conterranei avrebbero una terra “benedetta” e fertile, se solo sapessero unirsi in cooperative come i trentini, Vigilio non si nasconde la presunzione di chi, per l’ Autonomia, si sente talvolta il primo della classe. Il “segno” delle poesie di Riccio sta peraltro nel trasferire il dialogo fra i due santi anche alle istituzioni, dai Carabinieri agli Alpini e vanno al di là di riconoscimenti, sia pur meritati.

La pandemia ha mostrato, infatti, quanto siano necessarie, anche in tempo di pace, presenze di ordine pubblico e presenze di volontariato, capaci di interagire nel presidio del territorio. Ed ha confermato che il Trentino sarebbe un’Autonomia dimezzata, solo formale, se accanto a cooperative e biblioteche , scuole materne, pompieri e cori … non avesse – nei paesi – gli Alpini dell’Ana. Ma il rivolo di alimentazione delle sezioni si sta inevitabilmente riducendo, e non bastano gli “Amici degli Alpini”. Sono preziosi, ma sono un’altra cosa, portano altre esperienze.

La poesia di Riccio diventa quindi un garbato invito a rilucidare il “blasone” alpino, a rimettere al vento la penna nera. Dopo la clausura, s’è visto che primo compito anche politico dovrà essere quello di rimettere insieme la gente, di proporre soprattutto ai giovani esperienze condivise di vita. Non bastano le movide, i bar. Non basta neppure lo sport, e nemmeno i Master e gli Erasmus. Occorre rimettere insieme esperienze nell’impegno, anche nella fatica, sulla montagna.

Va pensato seriamente, per i giovani, un servizio civile comune. Non basta un volontariato episodico. Gli Alpini, hanno la capacità e la credibilità per organizzarlo. Anche i Carabinieri sono consapevoli che il loro futuro sta nell’investire nel “carattere” di chi entra nell’Arma, prima ancora che in conoscenze e strumenti tecnologici.

In questa direzione sono andate le prime dichiarazioni del loro nuovo comandante generale, Teo Luzi. In questo senso quella sugli Alpini, da parte del Maresciallo Riccio, non è solo una canzone, ma una proposta di comunità.

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