Un “tweet” per battere il cancro, la sfida dell’Università di Trento e di Optoi

Basta “intercettare un tweet” per battere il cancro sul tempo. L’Università di Trento e l’azienda Optoi sono protagoniste di un progetto finanziato dalla Commissione europea per la ricerca sui tumori della prostata e dei testicoli, “diaRNAgnosis“. Le due realtà si sono impegnate a sviluppare un metodo innovativo e affidabile per diagnosticare queste due forme di cancro in tempo.

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, il tumore alla prostata è la neoplasia più frequente tra gli uomini e, sopra i 50 anni, colpisce un malato oncologico ogni cinque. Il tumore ai testicoli, invece, rappresenta il 12 per cento dei casi di tumore sotto i 50 anni.

Lo studio coinvolge un consorzio di università e di aziende europee, tra cui, appunto, il gruppo di ricerca Cibio dell’Università di Trento di Michela Denti e l’azienda Optoi, che si occupa della costruzione di componenti microelettronici ottici e di sensori optoelettronici intelligenti. Il progetto, cominciato a gennaio, durerà quattro anni.

Cosa vuol dire che il cancro verrà intercettato con un semplice tweet? “Sappiamo che le cellule tumorali lanciano alle altre cellule dei brevi messaggi“, spiega Michela Dente del Cibio. “Noi andiamo a intercettare questi tweet per scoprire l’eventuale presenza di forme di cancro alla prostata e ai testicoli, fin dalle prime fasi”.

Mentre il nostro linguaggio è fatto di parole, tutte le cellule – anche quelle tumorali – parlano attraverso l’RNA. Ed è proprio l’RNA ad essere al centro dello studio del Cibio. “Queste piccole molecole – racconta Denti – sono ‘confezionate’ in vescicole e sono ‘spedite’ dalle cellule nel sangue, come dei tweet di un numero limitato di parole. Noi ‘intercettiamo’ questi tweet e misuriamo la quantità di alcuni microRNA, che usiamo anche come marcatori, cioè come indici della presenza di cellule tumorali fin dalle fasi iniziali”.

L’obiettivo del team di ricerca è realizzare un dispositivo biotecnologico per misurare i microRNA circolanti nel sangue. Questo dispositivo servirà per la diagnostica e la prevenzione del cancro.

Il progetto è stato scritto durante il primo lockdown. “L’emergenza sanitaria ha portato a concentrare attenzione e risorse su Covid-19. Cancro, malattie rare e croniche e tutto il resto sono passati in secondo piano”, commenta Denti. “Le persone malate e le loro famiglie, però, non devono essere dimenticate“. Progetti come questo, quindi, si rivelano fondamentali. “Occorre investire in tempo di pace per essere pronti a intervenire in tempo di guerra – aggiunge Denti – ovvero bisogna studiare e sviluppare in continuazione metodi e soluzioni per essere in grado di affrontare in modo efficace le nuove crisi sanitarie che si possono presentare nel nostro mondo ormai globale e interconnesso”.

Non bisogna poi dimenticare che il vaccino anti-Covid è frutto di un processo di ricerca abbastanza datato. “In tanti oggi si sorprendono per la rapidità con cui si è arrivati ai vaccini per il coronavirus – conclude Denti – ma non si ricorda abbastanza che sono in buona parte frutto della ricerca che era stata condotta negli anni scorsi per contrastare la Sars, l’epidemia della sindrome respiratoria acuta grave che si era diffusa nel continente asiatico, e il virus Zika, e delle innovazioni messe in atto negli ultimi 20 anni per approntare terapie generiche o basate sull’RNA volte a curare le malattie generiche”.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina