Il Comune di Trento sull’accoglienza: “Si apra la Residenza Fersina”

Foto Gianni Zotta

Continua a far discutere il tema dell’accoglienza: dopo che, qualche giorno fa, alcune realtà religiose che da anni operano nell’ambito hanno richiamato la Provincia rispetto alle modalità di gestione della chiusura della residenza Fersina , e dell’incendio sul Lung’Adige che ha dato alle fiamme una struttura abbandonata divenuta dormitorio abusivo per alcune persone senza dimora, oggi è intervenuto sull’argomento anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli.

“Dobbiamo ringraziare la rete di associazioni, le parrocchie, la Curia che in questi giorni si sono dati da fare per aiutare le persone che utilizzavano come riparo notturno la struttura andata a fuoco a Piedicastello. Anche i Servizi sociali del Comune sono sempre stati presenti e hanno cercato di trovare una soluzione. Ora però è tempo che a mobilitarsi sia l’istituzione che ha i mezzi e la competenza per intervenire”, ha detto il primo cittadino del capoluogo, che, a chi chiede una risposta rapida al problema dei senzatetto che hanno perso tutto nell’incendio di via Lung’Adige San Nicolò risponde: “Pragmaticamente, osservo due cose: che c’è una struttura, la residenza Fersina, pronta per accogliere. E, guarda caso, quella struttura appartiene proprio alla Provincia, che è competente in materia di esclusione sociale. Credo che sia interesse di tutti evitare che ci siano altre persone che dormono sotto i ponti perché garantire la sicurezza dei cittadini significa anche prevenire l’emarginazione”.

Per trovare soluzioni ad una problematica sempre più urgente, l’assessora alle Politiche sociali Chiara Maule ha inoltre richiesto al più presto la convocazione del Tavolo Inclusione, che mette insieme Provincia, Comune e associazioni: “C’è bisogno di dare una regia a questa ammirevole rete di solidarietà che si è attivata fin da subito portando sacchi a pelo, coperte, cibo. Dobbiamo farlo anche per verificare e integrare le risorse che vengono messe in campo. Il Comune purtroppo non ha strutture disponibili pronte per l’accoglienza. L’ostello, che per tre mesi ha accolto i senza dimora, non può più essere usato a causa dei vincoli contrattuali. E poi si avvicina la stagione turistica sicché, giustamente, il gestore auspica di poter riaprire la struttura per accogliere i visitatori appena la pandemia lo permetterà”.

Maule infine guarda al di là dell’emergenza di Piedicastello e allarga il discorso alla presenza dei senzatetto in città: “In questi giorni si riducono progressivamente i posti letto attivati per superare l’inverno perché la Provincia li finanzia solo fino all’inizio della primavera. Ma quest’anno con i vincoli della zona rossa è tutto più complicato perché anche chi vorrebbe spostarsi non può farlo. E c’è anche più gente in difficoltà a causa della pandemia. Non possiamo far finta che il problema non esista e lasciare che siano solo il volontariato e le parrocchie ad agire. Si tenga poi conto che tra i senza dimora non ci sono solo persone che cercano un’occupazione, ma anche lavoratori: operai a giornata che non hanno la forza di pagare un affitto. Bisognerebbe pensare a strutture permanenti e dignitose anche per loro, perché è inaccettabile che chi lavora non abbia una casa a cui far ritorno alla fine della giornata. C’è infine la grande questione dei richiedenti asilo che arrivano via terra e sono in attesa di una risposta sullo status di rifugiati dal Commissario di Governo. Sono nel limbo, non c’è una struttura che li accolga, a volte si tratta anche di famiglie con bambini per le quali i nostri Servizi sociali si affannano a cercare un posto. Questi non sono senza dimora, lo diventano loro malgrado”.

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