Da Borgo Chiese al Kenya: “Poveri fuori ma ricchi dentro”

Adriana con i bambini e ragazzi della missione

“Finalmente anche quest’anno sono riuscita a tornare fra tanti adulti e bambini a me cari. Ho sempre sentito il diritto-dovere di mettere in campo le mie capacità e competenze a favore di comunità vicine e lontane”. Le parole sono di Adriana Faccini che, a pochi giorni dal suo rientro a Borgo Chiese, commenta l’esperienza di un mese di volontariato per l’Associazione Karibuni in Kenya. Paese dove lo scorso 13 marzo è arrivata con il marito Giulio Poletti per rientrare il 16 aprile e di cui si dice ormai “innamorata”. Non si trattava infatti del primo viaggio di solidarietà, ché la coppia vi si è recata negli anni in più occasioni: la prima nel 2018 con Adriana ad insegnare alle donne del carcere femminile di Malindi a cucirsi la tunica e curare l’igiene personale e Giulio ad imbiancare la scuola primaria e nel 2019 con lei a fare il giro delle scuole di Karibuni per rammendare le divise scolastiche e attaccare bottoni con un generatore e una piccola macchina da cucire “Singer” mentre Giulio aggiustava i banchi della scuola della tribù dei guerrieri masai.

Con varie esperienze del mondo del volontariato sulle spalle – Pro Loco prima e Avis poi – Adriana dice di aver scelto di aderire al gruppo trentino di “Karibuni”, Onlus italiana con sede a Como, perché profondamente convinta degli obiettivi che questa persegue, come la formazione scolastica, la sicurezza alimentare, la salute e la creazione di posti di lavoro. Obbiettivi che, assicura, diventano mano a mano azioni messe in campo nelle contee più povere del Kenya. Dal 2004 Karibuni, racconta infatti Adriana, ha realizzato in tante regioni keniote scuole primarie e secondarie, asili, corsi di formazione professionale, dispensari con sale parto e sale di fisioterapia, dormitori per studenti, case comuni per anziani soli e per disabili, dando lavoro a molte persone.

“Questa volta Giulio ha ristrutturato la casa dei volontari a Langobaya mentre io sono stata incaricata dal presidente di visionare la fattoria “Flora”, 15 ettari coltivati a verdure e alberi da frutta – papaya, mango, ananas, banane, moringa, anguria – con al proprio interno una decina di Kuku House, che sono dei grandi pollai per polli da carne e da uova. Tutto questo serve per le nostre mense scolastiche che servono dai 1.500 ai 2.000 bambini; in alcuni villaggi, purtroppo, si va a scuola più per assicurarsi un pasto seppur misero al giorno, che per imparare”, spiega Adriana.

Quando le scuole sono chiuse gli ortaggi si vendono invece al mercato locale per poter pagare i modesti stipendi dei dipendenti. Purtroppo, sottolinea ancora Adriana, i cambiamenti climatici stanno creando grossi problemi anche qui dove ce ne sono già troppi. Un anomalo ritardo delle piogge sta infatti causando da settimane una siccità che sta per compromettere la produzione nelle serre e facendo morire tanti animali nella vicina savana.

E poi c’è il Covid che, anche in Kenya, ha colpito duramente nelle grandi città, come la capitale Nairobi, con le loro fasce di baraccopoli, e con i riflessi negativi sul settore del turismo, nel quale sono occupati tanti lavoratori provenienti dalle zone più povere del Paese: “Un parroco della Diocesi di Malindi, sita sulla costa, ci ha chiesto di aiutarli. Tra il resto la sanità pubblica non copre malattie importanti; solo quella privata a pagamento”, racconta Adriana”.

Essere testimoni di difficoltà simili non ha però minato la sua serenità: oltre provare contentezza per aver potuto aiutare tante persone del posto “a casa loro”, assieme al marito Giulio ha di fatto trascorso, come ribadisce Adriana, “un mese di soddisfazioni vissuto con persone semplici, povere fuori ma ricche dentro, cordiali e contente con poco, che sanno apprezzare gli insegnamenti loro dati”. Situazione positiva che tanti altri, decidendo di voler aiutare gli altri, potrebbero sperimentare.

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