“Ciclabile del Bus de Vela, opera strategica che si deve fare. Vi spiego perché…”. Parla il presidente della Circoscrizione Bondone Alex Benetti

Il tratto finale della ciclabile del Bus de Vela sfrutterebbe il tracciato della vecchia Gardesana. Foto Vita Trentina

“Perché la ciclabile del Bus de Vela si deve fare? Semplicemente perché è un’opera strategica non solo per Trento ma per tutta la provincia, specialmente per la zona occidentale, ancora scollegata dalla città”. Chi parla è Alex Benetti, giovane presidente della circoscrizione Bondone, che ci accompagna sul sedime del vecchio tracciato della Gardesana, ora bypassato dai 360 metri della galleria San Vigilio. Nascosto dietro al forte di Cadine, si apre un palcoscenico da favola, unico, stretto tra due pareti di roccia che amplificano lo scroscio dell’acqua. Le piante hanno invaso la carreggiata e in alcuni punti il passaggio tra rami e radici è difficoltoso. Continuiamo a scendere fino all’uscita della galleria, dove le barriere in cemento sbarrano il passaggio. “Questo è il tratto che già c’è; basterebbe poco per adattarlo a ciclabile”, fa notare Benetti.

La vista dal forte. Foto Vita Trentina

Il progetto completo, vale la pena ricordarlo, lo mise su carta nel 2004 il gruppo culturale “La Regola” di Cadine: 2,2 chilometri riservati ai ciclisti lungo la stretta gola del Vela, dal bar Montevideo, dai più conosciuto come “Scimmia”, fino al forte. Facile a dirsi, più difficile a farsi, tra tratti a sbalzo e brevi tunnel: non per niente si stima un costo di circa 6 milioni di euro. “In diciassette anni, nonostante le buone intenzioni, si è parlato molto ma fatto poco: perdiamo un’occasione in chiave turistica perché con un dislivello contenuto si aprirebbe una nuova via per il Garda ma anche di mobilità sostenibile, offrendo a tanti abitanti di Sopramonte e Cadine una valida alternativa all’automobile per gli spostamenti dalla città”, sottolinea Alex Benetti.

La ciclabile sarebbe anche uno dei tasselli di un più ampio progetto di recupero della zona, dove potrebbe prendere vita un piccolo Ecomuseo capace di mettere in rete anche altri punti di interesse: il forte, la cascata, gli edifici per lo sfruttamento del torrente, le falesie, il sentiero di San Vili. “Anche per questo auspicavamo che l’opera venisse inserita all’interno del Next Generation UE, ma così purtroppo non è stato”, si rammarica Benetti. “La decisione di privilegiare il collegamento tra Trento e Pergine è un segno evidente che ci sono territori più ‘pesanti’ di altri. Siamo ben consci di proporre un tracciato complesso dal punto di vista tecnico, ingegneristico ed economico, ma se c’è la volontà risorse e competenze si trovano: torniamo a chiedere maggior ascolto da parte di Provincia e Comune”.

Uno dei tratti della vecchia Gardesana che potrebbero essere facilmente convertiti in pista ciclabile. Foto Vita Trentina

Concludiamo con una provocazione, forse soltanto una bellissima suggestione: e se la questione “Bus de Vela” si potesse risolvere riservando uno spazio ai ciclisti sull’attuale tracciato a due corsie pensando “solamente“ a un bypass della lunga galleria del Forte? Fra cinque o dieci anni penseremo ancora che si tratti di un’utopia? Parleremo magari, invece, di una scelta pionieristica all’interno di un percorso di riconversione totale della mobilità, ripensandola più lenta, verde e sostenibile? Chi vivrà, vedrà. O meglio, pedalerà.

 

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