Dio continua a seminare la sua Parola

GRANDE REGNO, PICCOLO SEME Gesù utilizzava le parabole per far capire meglio il suo messaggio alla folla che lo ascoltava. Oggi nel Vangelo ne sentiamo due, che parlano di piccoli semi capaci di diventare grandi, nutrirci e darci riparo con le loro fronde. Minuscoli semi in grado di accogliere i cambiamenti e, grazie alla fiducia di quei “salti nel vuoto”, portare molto frutto. Consiglio creativo: divertiti a creare delle storie che abbiano come protagonista questo semino coraggioso: quali avventure vivrà? Quali pericoli incontrerà? E quali selve insidiose dovrà attraversare, per giungere in una radura con terra fertile dove poter mettere le proprie radici in pace? Che pianta diventerà, una volta germogliato e cresciuto? Quali frutti donerà? E se in qualche momento della storia il semino avrà paura, ricordagli che è amato da Dio! (illustrazione di Lorena Martinello)

DOMENICA 13 GIUGNO 2021 – XI DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Ez 17,22-24 – 2 Cor 5,6-10 – Mc 4, 26-34

In questa domenica la liturgia ci offre un brano del Vangelo che è un grande invito a vivere la speranza, a non arrenderci alle cattive notizie, alla presenza del male, al senso di impotenza che ci può colpire.

La prima bella notizia è che la vita è dono. La società moderna è giunta alla convinzione che per dare senso pieno ai nostri giorni occorre ottenere il massimo rendimento per mezzo dello sforzo e dell’attività. Per questo può apparire strana questa piccola parabola in cui Gesù paragona il regno di Dio a un seme che cresce spontaneamente, senza che il contadino gli conferisca la forza per crescere e germogliare. Non si vuol certo negare l’opera della semina realizzata dal contadino, ma nel seme si trova qualcosa che lui non ha messo; è una forza vitale che non dipende dalle sue fatiche.

Dunque la nostra attenzione è posta non semplicemente su quello che otteniamo col nostro lavoro, ma anche su quanto riceviamo continuamente in modo gratuito. Noi difficilmente percepiamo come «disgrazia» quella di concentrarci esclusivamente sul nostro sforzo, senza lasciarci sorprendere dalla novità di ogni giorno, da quello che è davvero una «benedizione di Dio». È facile dimenticarsi che tutto «è sostenuto e penetrato dal mistero di Dio». Questo ci vuol ricordare Gesù, quando dice che il seme cresce, germoglia, produce prima lo stelo, poi la spiga, e infine il chicco pieno nella spiga, sia che l’agricoltore dorma o vegli.

La seconda bella notizia che Marco ci mette davanti è: Dio, anche attraverso di noi, continua a seminare la sua Parola nel cuore dell’uomo. La nostra sensazione si situa però dalla parte opposta. La logica dell’efficienza sta portando l’uomo contemporaneo a un deterioramento crescente delle sue relazioni col mondo e le persone, a uno svuotamento interiore in cui Dio scompare a poco a poco dall’orizzonte delle persone. Ma Dio non si arrende: continua a seminare nelle coscienze inquietudine, speranza, desiderio di una vita più dignitosa. Lo fa non tanto con i predicatori, i maestri, i teologi, ma soprattutto con i testimoni che vivono la loro fede in modo attraente o addirittura invidiabile. Anche il modo con cui tutto questo avviene è una bella notizia. Nel Vangelo c’è una chiamata rivolta a tutti, che consiste nel seminare piccoli semi di una nuova umanità.

Gesù non parla di cose grandi, di grandi imprese. Il regno di Dio può essere inizialmente qualcosa di molto simile a un piccolissimo seme; può passare addirittura inosservato, ma tuttavia è chiamato a crescere e fruttificare in modo insospettabile. Forse è un invito a imparare nuovamente a valorizzare le piccole cose e i piccoli gesti.

Non siamo chiamati a diventare eroi o martiri, ma a portare un po’ di dignità nel piccolo angolo di mondo in cui viviamo. Un gesto amichevole fatto a chi conduce una vita disorientata, un sorriso accogliente fatto a chi è solo, un segno di vicinanza fatto a chi comincia a disperare, sono piccoli semi del regno di Dio che tutti possiamo seminare in una società complicata e triste che ha dimenticato l’incanto delle cose semplici e buone.

Infine vale la pena sottolineare che queste parabole del seme che cresce da solo e del granellino di senape, ci aiutano a capire chi è Dio e come opera nella storia. Gesù ci dice che Dio è al di là, non principalmente perché è infinito, onnipotente, «ma nel senso che si fa più piccolo di quanto pensiamo, è più umile di quanto immaginiamo, è più semplice di quanto crediamo ed è più vicino a noi di quanto speriamo» (Carlo Maria Martini).

E secondo voi?
So vedere Dio presente nel mondo?
Sono convinto che nelle piccole scelte e nei piccoli gesti personali e comunitari è presente il regno di Dio che cresce nel mondo?

 

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