“Perle d’arte”, la mostra che racconta gli artisti trentini visti da Riccardo Maroni

Segherie in Val di Sole (Bartolomeo Bezzi – 1866) è una delle opere esposte

“Perle d’arte. Riccardo Maroni e la Collana degli artisti trentini” è il titolo della nuova mostra allestita alla Casa degli Artisti di Canale di Tenno. La mostra, che fa parte della Galassia Mart, apre al pubblico domenica 11 luglio alle 14, e sarà visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18.30 con ingresso libero, fino al 17 ottobre. Le perle cui allude il titolo sono “perle d’arte” e la collana che le tiene insieme è editoriale, ovvero la Cat, Collana artisti trentini: sessantatré libricini colorati che dal 1951 al 1980 raccontano la vita e le opere di pittori, scultori, incisori e architetti trentini (per nascita o per adozione), con una particolare attenzione a coloro che rischiavano di essere dimenticati o che risultavano sconosciuti.

L’artefice di questa singolare e pregevole impresa editoriale è l’ingegnere Riccardo Maroni (Riva del Garda, 17 luglio 1896 – Trento, 18 settembre 1993), uomo di fine sensibilità letteraria e artistica che accanto all’attività professionale ha trovato modo di dare nutrimento all’inclinazione culturale, alla base della sua educazione, ispirata a una visione universale e umanistica della conoscenza. Un atto d’amore nei confronti dell’arte e degli artisti al quale inizia a dare forma nel pieno della maturità, all’età di cinquantacinque anni. L’inizio di una semina culturale alla quale è stato ben educato frequentando la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto, dove viene ammesso, dodicenne, nel 1908. Una scuola speciale per gli incontri, con rigorosi insegnanti e con studenti che poi sceglieranno l’arte come compagna di vita: Luigi Bonazza, Fortunato Depero, Fausto Melotti, Tullio Garbari, solo per fare alcuni nomi. Un’esperienza che lo segnerà positivamente nel modo di approcciare la vita, il senso della vita.

Studio e lavoro. Eugenio Prati – 1895

 

“Se possiamo essere utili a qualcuno, siamolo. Seminiamo senza contare i semi” è una delle tante citazioni che compaiono nelle prime pagine di ogni singola monografia, che ben rende l’idea della cura e del senso del suo lavoro editoriale. Per comprenderne il valore storico, basti pensare che quarantatré artisti dei cinquantatré presentati nella Cat (alcuni sono raccontati in più monografie) trovano con Maroni la loro prima monografia. “Alcuni risultavano praticamente ignoti“, scrisse lo stesso Maroni, come il grande medaglista rivano Antonio Abondio, l’incisore Antonio da Trento, l’architetto e scultore Mattia Carneri, la pittrice Fede Galizia, l’architetto Antonio Petrini, l’illustratore e pittore Elviro Michele Andriolli, l’incisore rivano Girolamo Carattoni. Un’operazione culturale portata avanti tenacemente un passo dopo l’altro, mantenendo un livello di contenuti e di approfondimento rigorosi e lasciando in eredità un percorso solido e di sostanza per gli studiosi che dopo di lui hanno scritto.

La Casa degli Artisti rende perciò omaggio all’ingegner Riccardo Maroni e alla sua “perla” editoriale esponendo una quarantina di opere degli artisti ai quali Maroni ha dedicato una monografia: Umberto Moggioli, Fortunato Depero, Eugenio Prati, Bartolomeo Bezzi, Giancarlo Maroni, Carlo Cainelli, Odone Tomasi, Ernesto Giulio Armani, Umberto Maganzini, Giovanni Tiella, Giorgio Wenter Marini, Luciano Baldessari, Regina Disertori, Luigi Ratini, Guido Polo, Camillo Rasmo, Bruno Colorio, Gigiotti Zanini, Eraldo Fozzer. La figura di Riccardo Maroni è illuminata dai testi di Vincenzo Passerini, scrittore, editore e noto intellettuale trentino, che lo ha conosciuto e frequentato.

Natura morta. Bruno Colorio – 1959

“Questo piccolo libro – scrisse Riccardo Maroni riferendosi al piccolo formato delle sue monografie – come i precedenti e quelli che seguiranno, vuole ricordare e valorizzare. Vuole recare un soffio benefico, e come tale degno di sopravvivenza, agli animi non ancora inariditi; e liberi da ogni preconcetto, ansiosi soltanto dell’approvazione della propria coscienza”. “Questo monito – aggiunge la curatrice della mostra, Roberta Bonazza – si offre al viaggio di conoscenza della mostra, a tutti gli animi non ancora inariditi, alle curiose menti e a chiunque desideri dialogare con la bellezza altrui”.

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