Spazio Argento, che ne sarà dopo settembre? La preoccupazione dei sindacati

Lo Spazio Argento? Positive le esperienze di Trento, Primiero e Giudicarie, ma non vi è nessuna certezza dopo la sperimentazione. A dirlo sono i sindacati Spi Fnp e Uilpensionati che in un comunicato sottolineano come “anziani e le famiglie hanno bisogno di risposte“.

Il 30 settembre di quest’anno- termina la sperimentazione, a Trento, Primiero e Giudicarie, dello Spazio Argento. Ma, “non ci sarà nessuna proroga e, ad oggi, non si sa che modello verrà messo a regime; né nei territori che hanno ospitato la nuova organizzazione né su tutto il Trentino”: è questo quanto è emerso dall”incontro odierno  tra il dirigente del Dipartimento Salute, Giancarlo Ruscitti, e i segretari generali di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil pensionati, Ruggero Purin, Tamara Lambiase e Cladio Luchini.

Alla riunione hanno preso parte anche i dirigenti del servizi politiche sociali della Provincia, i responsabili dei tre ambiti coinvolti e la Fondazione Demarchi.

“Ancora oggi mancano risposte certe su quale modello organizzativo si reggerà il welfare anziani nella nostra provincia – hanno fatto notare i tre segretari provinciali al margine del confronto -. Fine settembre è una data molto vicina e preoccupa constatare che la Provincia non ha ancora tracciato una strada da percorrere”.

Oltre alle risposte alle famiglie e agli utenti, viene fatto notare, vanno date risposte anche anche alle realtà che in questo anno si sono riorganizzate, mettendo in piedi lo Spazio Argento e non sanno come andare avanti. “Ci muoviamo in un quadro di incertezza generale con le Comunità di Valle commissariate, i comuni senza le necessarie risorse”, proseguono Purin, Lambiase e Luchini. “Eppure la sperimentazione ha dato esito positivo e ha fatto emergere criticità che denunciamo da tempo e di cui la riforma provinciale deve farsi carico: è emersa infatti la necessità di potenziare l’integrazione tra sanitario e socio-sanitario e la presa in carico unitaria, di rafforzare l’assistenza domiciliare e anche le cure a domicilio, aumentando la presenza di medici e infermieri di territorio. Serve riorganizzare il ruolo e i compiti delle Rsa. Per fare tutto questo però è indispensabile un piano e una direzione chiara verso cui marciare. Oggi abbiamo avuto la sensazione che non è così”.

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