Governo Draghi, primo giro di boa tra riforma della giustizia e lotta alla pandemia

Il premier Mario Draghi e la ministra della giustizia Marta Cartabia (ANSA/Roberto Monaldo – POOL)

È una settimana importante per il governo Draghi, alle prese con il varo della riforma sulla giustizia. Come è noto siamo davanti alle fibrillazioni dei Cinque Stelle che non riescono a trovare un equilibrio. Conte agisce da leader senza essere ancora stato investito formalmente in alcun modo (neppure il suo nuovo Statuto è stato votato) e questo la dice lunga sulla “democrazia diretta” e sull’assenza di intermediazioni nel movimento fatto di parlamentari che sarebbero semplici “portavoce di cittadini”. Pochi lo notano, ma ormai la politica è in gran parte una narrazione separata da ogni realtà.

Tutto ruota intorno alla necessità per Conte di affermarsi come colui che ottiene da Draghi senza però rompere il giocattolo (il governo) a cui i capi di M5S e lui stesso non vogliono rinunciare.

Per contrapposto gli altri partiti sono nella stessa condizione: neppure loro vogliono rompere il giocattolo, ma non sono neppure disposti a concedere un ruolo preminente ai Cinque Stelle. Draghi deve trovare quella che Bossi chiamerebbe la quadra: concedere qualcosa a Conte, ma che sia così di facciata sia da non compromettere il disegno ideato dalla Cartabia sia da poter essere tollerato dagli altri partiti. L’impresa non è facile, ma ha dalla sua la condizione di difficile sostituibilità del premier: far cadere il governo significherebbe mettere a rischio il PNRR, gettare il Paese nel caos in un momento molto delicato con la lotta alla pandemia che affronta un passaggio decisivo.

La gente è nella sua larga maggioranza a favore di Draghi e certo non sarebbe disposta ad assecondare una classe politica che non riesce a sollevare lo sguardo dal proprio ombelico. Per la verità una parte di essa sta cominciando a rendersene conto. Per dire di due componenti assai diverse tra loro, tanto Forza Italia quanto il PD si stanno distanziando, sia pure con molte cautele, dagli schieramenti di parte delle rispettive aree di appartenenza. Del resto un Salvini ondivago che strizza l’occhio ai vari movimenti sanfedisti contrari alle norme contro la pandemia non offre garanzie quanto a capacità di interpretare la delicatezza di questo passaggio (si ricorderà che l’anno scorso di questa stagione tuonava che in Svizzera non si faceva nulla per tenere i ragazzi lontani dalla scuola e sappiamo come è andata a finire).

Quanto al PD sembra che si faccia avanti la consapevolezza che Conte non è poi quel gran leader politico con cui costruire una svolta.

I Cinque Stelle sono un partito spaccato fra un gruppo che tutto sommato ha imparato cosa vuol dire fare politica e un più ampio raggruppamento rimasto legato alle demagogie dei loro inizi. Naturalmente il ritorno sulla scena delle pulsioni demagogiche che albergano nelle viscere della società, come stiamo vedendo col sanfedismo no vax e assimilati, spinge a ritrovare la nostalgia per le politiche arrembanti che volevano rovesciare il tavolo. Il PD capisce che per lui questo clima è deleterio e prova ad attrezzarsi per ritornare un partito di proposte, ma deve risolvere il problema del rapporto con un mare di forze che si collocano intorno a lui, da quelle sbrigativamente definite “centriste”, alle fumisterie pentastellate, ai radicalismi fuori tempo dell’estrema sinistra. Puntare a tenere il più possibile insieme questo vasto arcipelago è comprensibile, persino necessario se si vuol competere alla pari con la destra, ma non lo si può fare dando ragione a tutti a dispetto di qualsiasi coerenza logica.

In questo contesto è essenziale far proseguire l’esperienza del governo Draghi, ma bisogna che si capisca che anche qui non lo si può fare accontentando un po’ tutti.

Questo il premier, che ha chiaro il quadro europeo e internazionale, lo sa benissimo, mentre i partiti non vogliono rendersene conto. Perciò è cruciale la manovra attuale per il giro di boa: portare a casa la riforma Cartabia mostrando all’Europa che l’Italia può gestire la giustizia come negli altri Paesi senza bisogno di fare eccezioni; segnare un altro punto nella lotta alla pandemia ampliando al massimo la platea dei vaccinati e riportando a settembre i ragazzi a scuola per evitare di distruggere una generazione e il suo futuro.

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