La creazione delle bevande gassate coinvolge tutta la comunità: a Rovereto un’idea (ancora) frizzante

Carlo Bettinelli con Irene Manfrini (al centro) e Chiara Mura.

C’è fermento nella stazione dei treni di Rovereto. Gli spazi dell’ala nord, inutilizzati per molti anni, ospitano la sede dell’associazione La Foresta e il progetto Comunità Frizzante.

Incontriamo Carlo Bettinelli, animatore tecnico-culturale, e Chiara Mura, animatrice di comunità, nel giardinetto a nord della stazione. “L’idea di Comunità Frizzante nasce nel 2018, quando abbiamo deciso di imbastire un progetto che animasse la comunità e che avesse a che fare con le bevande”, spiega Bettinelli, originario di Crema, arrivato in Trentino per lavorare a comun’Orto, l’orto comunitario del quartiere Brione. “Abbiamo quindi deciso di contattare Company Drinks e Cube Cola, due compagnie di Londra e di Bristol: con loro è nata l’idea di fare delle bibite frizzanti”.

La creazione delle bevande gassate coinvolge tutta la comunità della Vallagarina, che accompagna Carlo e Chiara nei momenti di raccolta delle erbe officinali. Il processo, circolare, è paragonato a una ruota: la “ruota di Comunità Frizzante”.

La raccolta del luppolo selvatico a Trambileno

“La bibita è un mezzo alternativo per coinvolgere le persone della Vallagarina”, spiega Chiara Mura, che si occupa di stimolare la comunità attraverso attività partecipative e aperte a tutti, con un occhio di riguardo alla fragilità sociale. Il motto di Comunità Frizzante, infatti, è “Fare bevande per fare comunità”.

Il progetto è finanziato dal bando “Welfare Km0”, promosso dalla Fondazione Caritro, dalla Fondazione Demarchi e dalla Provincia di Trento, e ha durata triennale: iniziato nel 2019, terminerà a fine dicembre. L’intenzione, comunque, è quella di proseguire.

Le bibite frizzanti prodotte finora sono tre: Ciacola, Most-oh e Abbracciata. Hanno tutte una storia diversa alle spalle ma, per quanto riguarda l’esecuzione, l’origine è la stessa: prendono vita due volte al mese nei laboratori di Mas del Gnac, della Cooperativa Sociale Gruppo 78.

Ciacola nasce da una ricetta “open source” del collettivo di Bristol Cube Cola, uno dei partner del progetto. Il nome è stato scelto dopo alcuni laboratori partecipati che si sono svolti a Rovereto. È stata la prima bibita frizzante prodotta a Mas del Gnac: per arrivare alla sua creazione, racconta Carlo, ci è voluto un anno. C’è poi Mostoh!, nata dalla raccolta dell’uva e del sambuco tra Sant’Ilario, Nomi e Mori assieme alla Cooperativa Girasole, comun’Orto e a Mi Coltivo della cooperativa sociale Villa Maria. Una bevanda autunnale a cui fa da “contraltare” Abbracciata, realizzata con la polpa delle arance che il Panificio Moderno compra dalla cooperativa SOS Rosarno, una realtà della piana di Gioia Tauro rispettosa dei diritti dei lavoratori.

“Abbiamo deciso di recuperare la polpa in eccesso in un’ottica di economia circolare”, spiega Chiara. “In futuro ci piacerebbe mappare le aziende del territorio per capire se hanno degli scarti che possiamo trasformare in bibite frizzanti”.

Le tre bibite di Comunità Frizzante sono vendute in tutta Italia

Da un anno, le tre bibite di Comunità Frizzante sono vendute in tutta Italia, in particolar modo in bar e ristoranti. “Il primo a credere in noi è stato Alfio Ghezzi del bistrot del Mart – aggiunge Carlo – che ci ha dato il suo appoggio quando ancora non aveva assaggiato le nostre bevande”. Bibite che nascono sì nelle sale di Mas del Gnac, ma che hanno un ampio processo partecipativo alle spalle. Ci sono infatti i “laboratori dell’alchimista”, momenti di degustazione durante i quali la comunità decide la bibita che più le piace tra le due, tre proposte di chi mette le “mani in pasta”. “Organizziamo molti laboratori e creiamo un sacco di bibite, ma solo poche vengono prodotte, imbottigliate e vendute”, precisa Carlo.

La raccolta coinvolge tutta la comunità

Quest’estate c’è stata la raccolta dei prodotti che serviranno a creare una bibita “localmente frizzante” che rappresenti le associazioni e le persone che abitano a Trambileno. Come si crea una bibita frizzante e “di comunità”? “Le nostre bevande non nascono dai ‘prodotti tipici’ del territorio, ma dagli incontri che facciamo”, conclude Carlo Bettinelli. “Possiamo usare piante spontanee così come le foglie di fico di una persona che ci apre le porte del suo giardino”.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina