Trento, la città dipinta. 140 affreschi censiti nel libro di Italia Nostra

I magnifici affreschi di Casa detta Rella in piazza Duomo. Foto di © Gianni Zotta

Il Natale ha acceso (letteralmente) i riflettori sugli splendidi affreschi di via Belenzani, illuminando le facciate di palazzo Geremia e palazzo Thun, sulle quali si trovano alcune delle pitture più conosciute e preziose della città di Trento. Certamente, però, non le sole. A testimoniarlo è Italia Nostra che, da capofila, in collaborazione con l’Archivio storico del Comune, la Soprintendenza per i Beni Culturali della PAT e l’Università, nella prossima primavera pubblicherà un libro all’interno del quale sono censiti i circa 140 affreschi realizzati tra il centro storico, Cristo Re, Bolghera e San Giuseppe in un arco temporale che va dal Medioevo ai giorni nostri.

“Un lavoro iniziato nel novembre del 2017 quando richiamammo l’attenzione sulla necessità di occuparsi delle case dipinte prima di tutto per il degrado più o meno grave che anche oggi, purtroppo continua ad andare avanti”, spiega Ezio Chini mettendo l’accento sul valore e l’importanza del patrimonio presente a Trento, che potrebbe diventare un’attrattiva turistica se finalmente valorizzato. “La città per una serie di circostanze anche fortunate ha conservato un grande patrimonio di dipinti, intere facciate ma anche frammenti antichi parte di una decorazione più ampia: la nostra speranza, una volta uscito il libro, è quella di creare una banca dati, seguendo l’esempio di quella di Treviso, prima in Italia, nata dopo il censimento generale promosso quattro anni fa dalla Fondazione Benetton”, aggiunge Chini che coordina la realizzazione del libro assieme allo storico dell’arte Salvatore Ferrari e all’architetto Beppo Toffolon.

A Trento il lavoro è stato portato avanti da un gruppo di 24 studiosi, molti dei quali giovani. Tra loro anche la professoressa dell’Arcivescovile Chiara Radice che si è occupata di un periodo, la prima metà del Novecento, che è il più ricco di testimonianze ma anche, finora, il più trascurato. “Siamo abituati a pensare alla facciata dipinta e subito l’immagine va a piazza Duomo o via Belenzani perché qui si trovano gli esempi più densi di significato e di valore, ma esiste tutta una galassia di pitture figlie – o meglio… bisnipoti – di questa stagione che di fatto portano avanti un’identità che i trentini hanno perso ma che per i trentini di inizio Novecento è sempre stata molto chiara”, conferma Radice.

Palazzo Del Monte a Trento. Le pitture cinquecentesche presenti sull’edificio (qui un particolare su via San Marco) si trovano in condizioni molto critiche

“Negli anni Venti del Novecento, una sorta di furia costruttiva ma di ‘buon gusto’ si è tradotta in una sfilza di progetti di edifici privati con facciate decorate, testimoni del gusto per la grottesca o per il dettaglio floreale. È questo un momento chiave per lo sviluppo della città ‘risvegliatasi’ italiana dopo il baratro della guerra, che ripensa al proprio passato culturale anche attraverso una ripresa del gusto rinascimentale”.

Se, in molti casi, solo poche decine di anni più tardi, tante di queste villette decorate hanno dovuto fare spazio ai grandi palazzi figli della crescente domanda di alloggio, diverse testimonianze sono giunte intatte fino ai nostri giorni. “Certo, non è più Marcello Fogolino a realizzare l’affresco in facciata, ma artisti e artigiani con alle spalle magari anche il loro colorificio. Se in alcuni casi emerge più il modello ripetitivo-meccanico legato a un modello predefinito, in altri casi – ad esempio casa Fozzer alla Cervara – ci troviamo di fronte a pittori capaci e opere di grande pregio, ancora oggi però relegato inuna sorta di ‘limbo’ novecentesco”.

Un patrimonio vasto e ricco di fascino, quindi, che non può non essere raccontato: agli ospiti e ai turisti, ma anche ai cittadini, a partite dall’incontro di presentazione dell’iniziativa, previsto oggi venerdì 26 novembre dalle 15.30, a Palazzo Geremia.

“Il libro che si può acquistare in prevendita, sarà diviso in due parti: il primo blocco le necessarie introduzioni storiche e le analisi, mentre la seconda parte sarà connotata da tante belle fotografie e brevi descrizioni, uno strumento valido per le scuole o come guida per chi ha la curiosità di saperne di più su questo patrimonio importante, a volte importantissimo, che conserva la storia della nostra città nei secoli”, sottolinea Chini.

L’obiettivo di Italia Nostra è infine quello di sensibilizzare. “Rispetto all’attenzione sul tema e agli interventi effettuati negli anni Ottanta e Novanta, notiamo oggi una certa inerzia dell’ente pubblico. Non si può restaurare una cosa e poi abbandonarla a se stessa – conclude Chini – soprattutto quando si tratta di affreschi: meglio prevenire che curare”.

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