Nel 2022 in Trentino il 22% in più di incidenti sul lavoro rispetto all’anno scorso

Sono ben 2.189 le denunce di infortunio sul lavoro in Trentino registrate dall’Inail nel primo trimestre di quest’anno: addirittura il 22,5% in più rispetto al 2021. Un dato decisamente allarmante, che non lascia indifferenti i sindacati: “Non basta dire che la ripresa è in atto, si lavora di più e quindi aumenta anche il rischio di infortunio – commentano Manuela Faggioni, Katia Negri e Alan Tancredi che seguono l’ambito salute e sicurezza per Cgil Cisl Uil -. È ora di cominciare a fare realmente qualcosa per invertire la rotta. E purtroppo, al di là delle belle parole, né dalla Provincia né dal mondo delle imprese abbiamo ricevuto segnali concreti in questa direzione”.

Guardando ai dati dei vari settori, il rapporto mensile dell’Inail evidenzia un incremento di infortuni in ambito industriale e dei servizi, con le denunce che passano da 1447 a 1739. In particolare cresce il comparto manifatturiero, le costruzioni, il trasporto e magazzinaggio. Stabili gli infortuni nel turismo e in agricoltura, mentre si continua a ridurre in sanità, segno che l’impennata di denunce legate al covid è in esaurimento, grazie alla campagna di vaccinazione.

Nella Giornata per la salute e la sicurezza sul lavoro Cgil Cisl Uil rispondono a muso duro alle critiche avanzate dal presidente degli Industriali trentini, Fausto Manzana. “La questione non è aprire tavoli tra organizzazioni dei lavoratori e rappresentanti delle imprese. Noi siamo prontissimi a farlo e mai è mancata la nostra disponibilità. La questione è un’altra: i tavoli bisogna poi farli lavorare, avanzando richieste, mettendo nero su bianco proposte e risorse. Niente di tutto questo è stato fatto dalle imprese. I sindacati fino ad oggi si sono sempre ritrovati da soli al Tavolo di coordinamento provinciale nel confronto con la Giunta. Se si decide di cambiare noi però ci siamo e siamo pronti a metterci subito al lavoro”.

Un primo banco di prova dovrebbe essere quello di favorire la presenza dei rappresentati dei lavoratori per la sicurezza territoriali. “Moltissime aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, in tutti i settori non hanno questa figura, molto importante per monitorare la situazione nei luoghi di lavoro. Le imprese hanno sempre ostinatamente rifiutato di muoversi in questa direzione, eccezion fatta per i recenti accordi per commercio e turismo – spiegano i sindacalisti -. Anche Confindustria sta bellamente evitando di dare seguito a quanto previsto in tal senso dal “Patto per la fabbrica “, nonostante le nostre richieste”.

 

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