Nella Lettera la spinta al cammino

Comincia con un’immagine semplice e tuttavia di grande efficacia la nuova Lettera Pastorale di mons. Lauro Tisi: se a un adulto viene chiesto di unire due punti, questi sceglierà, con tutta probabilità, un segmento di retta; se la stessa richiesta viene fatta a un bambino, questi sceglierà invece, con altrettanta probabilità, soluzioni più fantasiose, meno pratiche della linea retta, ma probabilmente esteticamente più belle, come per esempio un susseguirsi nervoso e mosso di linee curve…

Viviamo in un mondo che ha fatto, almeno apparentemente, della semplificazione, dello snellimento e della velocizzazione una parola d’ordine. «Easy», «light» e «fast» sono aggettivi ormai entrati nel lessico quotidiano anche di chi, con la semantica della lingua inglese, ha la stessa dimestichezza che potrebbe avere con gli arcani misteri della meccanica quantistica. Nei campi più diversi si afferma la logica della sottrazione, quasi si avesse paura di appesantirsi troppo non solo nella linea, ma anche nella cultura. Gli analisti della società ci descrivono il tempo odierno come segnato dalla sensazione del rischio e dell’incertezza. E, soprattutto, dalla ricerca dell’esperienza vissuta e della gratificazione istantanea. Per poterci definire specialisti in un determinato ambito, l’inventiva non è più necessaria, per poter soddisfare la sfera del desiderio il cuore è un muscolo inutile.

Troppo narcisisticamente preoccupati del successo nel presente, angosciati dalle notizie che i telegiornali ci fanno piombare in casa (dalla pandemia fino, in ultimo, alla guerra), sembriamo afflitti da un perenne strabismo convergente e non riusciamo più a fissare lo sguardo oltre l’orizzonte. Il presente ci sembra già troppo gravoso, per poterci concedere il lusso di pensare anche al futuro…

Il vescovo riserva un’attenzione particolare, nella sua lettera, ai giovani. È infatti per loro e con loro che ci si deve concedere il «lusso del futuro»; basandosi, come scrive, su «una vera rivoluzione culturale che metta al centro la riscoperta dell’importanza dell’ascolto. Esso non è un processo meccanico e frettoloso, mordi e fuggi, ma uno stile di vita, un metodo esistenziale, la base – come ci rammenta Bonhoeffer – di ogni esperienza comunitaria».

A ben vedere, solo muovendo dall’osservazione delle piccole cose del quotidiano, si possono anche, nell’uomo, nella storia e nel mondo, rinvenire le orme e le tracce (per usare l’espressione di San Bonaventura) della speranza e della Risurrezione. Come canta infatti il poeta Hölderlin, è solo quando si accetta di inoltrarsi nel rischio che si può trovare la traccia di ciò che redime: «Dove aumenta il rischio / aumenta anche ciò che salva». E può valer la pena mettersi ancora in cammino, percorrere la strada.

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