La gioia diffusiva e contagiosa del Natale

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. (Lc 2,18-19)

Domenica 25 Dicembre 2022 – Natale Messa dell’aurora – Anno C

Is 62,11-12; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20

Nella Messa dell’aurora continua la narrazione avviata durante la notte e ci viene raccontata la visita dei pastori al bambino Gesù. La prima e la seconda lettura a loro volta spiegano il senso teologico della nascita come evento di grazia e di salvezza per l’umanità.

In poche righe l’evangelista Luca ci racconta il cammino dei pastori che vanno di buon passo dal luogo dove vegliavano il gregge fino alla mangiatoia dove il bambino Gesù è adagiato e custodito da Maria e Giuseppe. Se accettiamo la localizzazione tradizionale del Campo dei Pastori a Bet Sahour e della Grotta della natività a Betlemme si tratta di mezz’ora a piedi. Ma più della distanza e della identificazione esatta dei luoghi conta quell’annotazione temporale: “senza indugio”. È un’annotazione che sta ad indicare la fede con cui i pastori hanno accolto l’annuncio della nascita del Salvatore come la risposta di Dio alle loro attese. I pastori diventano poi i primi evangelizzatori, perché annunciano una grande gioia, raccontando ciò che l’angelo aveva detto loro a proposito del bambino: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Cfr. Lc 2,10-11). Maria viene descritta come colei che “custodisce e medita nel cuore” tutto ciò che vede e sente. La persona superficiale non coglie il senso profondo degli avvenimenti e delle cose ma si limita alle risonanze emotive. Maria è l’opposto: custodisce e medita. Da ultimo i pastori continuano ad evangelizzare perché danno gloria a Dio diffondendo la loro esperienza di incontro con l’annuncio della salvezza operata da Dio attraverso il bambino Gesù.

La lettura dal profeta Isaia e quella dalla Lettera di san Paolo a Tito ci aiutano invece a riflettere sul senso teologico del Natale: il Messia annunciato e atteso si è finalmente manifestato nel mondo e nella storia. Per Isaia si tratta di attendere l’arrivo del Salvatore (cfr Is 62,11). Per l’apostolo Paolo si tratta invece di accogliere ciò che nel mistero del Cristo incarnato si è manifestato: “la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini”. Così la salvezza ci raggiunge in modo gratuito attraverso il battesimo “con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo” e ci rende “nella speranza, eredi della vita eterna” (cfr Tt 3,4-7). Il Natale, la nascita di Gesù, è cioè già orientato alla Pasqua e sullo sfondo della Grotta di Betlemme stanno già il Golgota e il Sepolcro, come passaggio necessario per dischiudere a noi la partecipazione alla vita divina mediante lo Spirito Santo. Possa il Natale regalarci la gioia diffusiva e contagiosa dei pastori, la capacità di stupirci e meravigliarci ancora davanti al Dio bambino, un cuore che sa meditare e custodire come quello di Maria.

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