Eleonora Fait saluta l’Ostello di Trento, che da gennaio passa a “Il Faggio”

Trento, 28 febbraio: le prime famiglie ucraine accolte all’Ostello della Gioventù

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il significativo racconto e il toccante ringraziamento di Eleonora Fait, gestrice dal 1992 dell’Ostello di Trento, che con il 23 dicembre ha chiuso le sue porte, in attesa, dal prossimo mese di gennaio, di passare sotto la gestione della cooperativa “Il Faggio”.

“Era il 9 agosto di un ormai lontano 1992, un giovane ragazzo australiano di Melbourne entrava in Ostello, era il mio primo ospite del mio primo giorno nel mio primo Ostello. Con quel giovane ragazzo si apriva un cerchio destinato a contenere la piccola e la grande Storia della città e del mondo intero.

Sono passati 11.093 giorni; 30 anni, 4 mesi e 14 giorni: 10 anni all’Ostello di Rovereto, 5 anni a Castelfondo e 20 anni a Trento.

Aneddoti, racconti, peculiarità, tante storie, tantissime. Ognuna unica e meritevole di accoglienza, rispetto ed empatia. Sono sopravvissuta alla mia “ignoranza” aziendale, venivo dal mondo della scuola e non avevo mai considerato di gestire un’impresa; non potevo immaginare il bagaglio esperienziale, culturale e umano che quel nuovo mondo mi avrebbe dato. Sono sopravvissuta alle crisi economiche, all’abbandono della Lira, alle cosiddette invasioni dei migranti. La risposta a questo difficile momento della recente Storia ha portato alla creazione del primo Centro di prima accoglienza in Trentino, ed era proprio presso un Ostello. Sono sopravvissuta alle crisi sociali, alle recenti crisi sanitarie, alla guerra e infine, ahimè, alla crisi energetica.

L’Ostello è proprio questo: un contenitore di Storia e di storie. L’Ostello è la testimonianza degli eventi storici e un esempio di accoglienza, sempre, in ogni circostanza, in ogni necessità, per ogni classe sociale, per ogni situazione per la quale l’ospite si trova a passare dalla “nostra casa”, “la nostra città”. L’Ostello è uno spazio capace di creare nuovi spazi. Chi entra in un Ostello viene accolto senza pregiudizio, senza alcun giudizio del motivo o dei motivi che hanno portato a quell’appuntamento tanto singolare, per il luogo o forse per l’ora.

Si dice che tutti possono andare in un Hotel, il fattore di discrimine è essenzialmente economico, ma non tutti possono andare in un Ostello. Certo, c’è chi sceglie l’Ostello perché costa meno, ma in quest’evenienza si tratta indubbiamente di un ospite che non arriva al cuore della struttura. L’Ostello è per chi va oltre alla mera accettazione delle differenze perché le differenze non le vede più, perché percepisce l’alterità, sia culturale, generazionale, territoriale o di genere, come motivo di incontro e non di scontro. L’altro è un’estensione di noi con una vita diversa, un corpo, un sesso, una pelle, una religione, usi, costumi, età, una mobilità fisica o integrità psichica diversi, che completa le nostre mancanze. L’altro è un altro noi con cui condividere un piccolo spazio e un tempo più o meno lungo; chi è capace di guardare e sentire l’altro con genuinità, istaurando una sinergia a livello emotivo, può solo dare e completare.

Oggi mi considero una persona oltremodo fortunata. Ho avuto la fortuna di accogliere in 30 anni circa 500.000 persone da 86 Paesi del mondo; persone che mi hanno arricchita e donato moltissimo: dagli States all’Angola, dal Nauru al Kurdistan, da El Salvador alla Mongolia, dalla città metropolitana, al paesino più sperduto. In Ostello non mi sono mai annoiata, mai una giornata è stata uguale; perché nessuno è uguale e tutti siamo magnificamente unici.

Un Grazie di cuore a tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio e lo hanno reso possibile: alle amministrazioni comunali, alle forze politiche e al reparto amministrativo; alle forze dell’ordine cha hanno sempre vigilato sulla struttura per difenderla e proteggere i suoi ospiti; a tutto il personale dell’Azienda di Promozione Turistica che sostiene e promuove il territorio in modo puntuale, eccellente e sempre disponibile; a tutto il reparto museale e culturale che ci ha sempre supportato con le attività per le scuole, a tutte le associazioni e ai gruppi sportivi che si occupano della crescita dei ragazzi, gli ospiti più vivaci, ma responsabili ed impegnati; a tutte le associazioni che si occupano di teatro, cultura e danza, realtà competenti e capaci di generare una bellezza contagiosa; alle associazioni umanitarie, ai volontari, agli assistenti sociali del Comune e della PAT.

Grazie per esserci stati sempre affianco e per averci accompagnato con tanta professionalità e disponibilità, spesso dovendo anche sopperire alla nostra incompetenza in quei sentieri in cui ci siamo avventurati con spirito pionieristico.

Grazie a tutto il reparto sanitario che durante le campagne più difficili, dall’emergenza freddo all’emergenza guerra, ci è sempre stato di supporto con una disponibilità senza pari; a tutte le attività commerciali e ai servizi del territorio che animano la città e la rendono unica.

Grazie a tutti gli abitanti, a tutti i nostri collaboratori e ai nostri fornitori.

Ma soprattutto un ultimo, ma certamente non per importanza, Grazie ai nostri Ospiti: avete reso la mia vita fantastica.

Ora accompagno l’ultimo ospite alla porta, chiudo, rimetto insieme la mia piccola valigia e…torno a casa.

Oh dimenticavo…si chiama John viene da Brisbane, Australia. Il cerchio si è chiuso”

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